Sulle carceri, basta lacrime di coccodrillo.

 

La (seconda) condanna dell’Italia da parte della Corte Europea  dei diritti umani per trattamento inumano e degradante nei confronti di un gruppo di detenuti che vi avevano fatto ricorso, ha suscitato un coro di paradossali adesioni, recriminazioni, avvilimento, ammissioni di impotenza nei politici italiani.

Siamo stanchi di queste lacrime di coccodrillo.

Occorre, come richiamato anche dalla sentenza, che si attuino soluzioni strutturali, di cui non si trova traccia nei programmi elettorali della maggior parte dei partiti. La soluzione non può essere la costruzione di nuove carceri, ma una netta inversione delle politiche securitarie praticate negli ultimi decenni e una revisione/abrogazione delle leggi – da quella sulle tossicodipendenze a quelle sulla recidiva e sull’immigrazione clandestina  – che hanno determinato il sovraffollamento. E' indispensabile, inoltre, che venga praticato sistematicamente, in ogni situazione in cui questo sia possibile, il ricorso a pene alternative al carcere già praticabili, dalla detenzione domiciliare alla messa in prova. Insomma l'affermazione di una cultura della pena come possibilità di ammenda e di reintegrazione sociale, così come contenuto nella nostra Carta costituzionale all'articolo 27.

Psichiatria Democratica richiama tutti i partiti ad un reale impegno programmatico per la risoluzione dei problemi del carcere – dal sovraffollamento all’eccesso della carcerazione preventiva -  e li invita a farne un tema discriminante e prioritario di ogni futura azione di governo: su questo impegno saranno da noi valutati. 

Psichiatria e carcere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contro ogni alibi, la proposta di Psichiatria Democratica per chiudere presto,bene (e veramente) gli OPG

 

Ospedali psichiatrici giudiziari

Subito un Ufficio per chiuderli

 

 Emilio Lupo

Segretario Nazionale di Psichiatria Democratica

L'Unità domenica 14 ottobre 2012 (pagina 18)

 

L'ITALIA SPEGNE LE LUCI PER RISPARMIARE. SUI GIORNALI SI LEGGE OGNI PASSO DELLA MANOVRA ECONOMICA PRESENTATA IN Consiglio dei ministri,ma non si parla di una legge importante che rischia di rimanere nel cassetto ina. e la chiusura degli OPG, gli ospedali psichiatrici giudiziari.E' la legge numero 9 del 2012,che tra l'altro prevede, entro il prossimo marzo, l'entrata in vigore di una serie di misure per garantire diritti anche a questi reclusi.

Una ferita quella degli OPG, come è per le carceri italiane, che ci si augurava potesse rimarginarsi dopo le continue e sempre più incalzanti denunzie sulla violazione dei diritti costituzionali, da parte non solo delle associazioni che come la nostra se ne interessano, ma anche delle stesse autorità politiche, come la Commissione presieduta dal Senatore Marino. Anche il Capo dello Stato ha espresso il suo sdegno.

Il video promosso dalla Commissione e girato nelle strutture manicomiali, è penetrato negli occhi, nel cuore e nella mente dell'opinione pubblica, producendo, con un impegno costante ed esemplare di tutti e grazie alla sensibilità del Ministro della Giustizia, il varo della suaccennata legge numero 9.

Da allora tavoli tecnici, gruppi di studio e iniziative a doppia velocità non hanno prodotto niente di quanto si doveva, ovvero programmi individualizzati per ciascun recluso, accompagnamenti nelle residenze territoriali (che devono essere secondo Pd di piccole dimensioni e a tempo), progetti di ritorno: al lavoro, agli affetti. Di risposte sinergiche, insomma, nemmeno l'ombra. Come Psichiatria Democratica, avevamo già evidenziato - a chiare lettere - lo scorso 3 aprile nella seconda audizione presso la Commissione Marino al Senato, il pericolo dell'affossamento della legge. Sia per quel che riguardava le proposte avanzate circa le dimensioni delle strutture che non configuravano case bensì caserme, sia per l'attivismo registrato -  pare - da parte di grandi strutture psichiatriche private per accogliere gli ex internati.

Ora bisogna decidere, e presto, se costruire rapidamente con uno sforzo, finalmente comune, risposte di civiltà oppure stare ancora a guardare.

La nostra proposta è  semplice, chiara, netta e nel pieno rispetto della spending review: l'attivazione immediata  di un Ufficio Speciale per la dismissione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG), da parte dei Ministri di Giustizia e Salute, che ne governi e porti a termine - entro la data prestabilita del 31 marzo 2013 -  l'intero programma. L'Ufficio Speciale è ormai una necessità quanto mai urgente ed inderogabile in ragione dei gravissimi ritardi accumulati da tutti i responsabili del procedimento. Uno strumento, a tempo, quello dell'Ufficio Speciale di cui sollecitiamo il varo e che si interessi dell'allocazione delle risorse umane ed economiche, incastonate, beninteso, all'interno dei progetti individualizzati. Un gruppo di lavoro snello ed in grado di garantire l'omogeneità degli interventi, per evitare che ci siano realtà che, restando indietro vanifichino - fino a bloccare - l'intero programma.

Una realtà operativa che informi puntualmente le famiglie e che svolga con i servizi pubblici, una attività di raccordo con le agenzie presenti sui territori laddove dovranno essere accolte le persone attualmente rinchiuse negli OPG.

Psichiatria Democratica propone, pertanto, ai Ministri Severino e Balduzzi, di adottare questo strumento di intervento, che, potendo avvalersi delle sicure competenze che ciascun Dicastero possiede, sarebbe a costo zero. Avvalendosi dell'apporto delle migliori energie di Regioni e Aziende Sanitarie, l'Ufficio da un lato potrebbe annullare le sacche di resistenza e, dall'altro, garantire il mantenimento della centralità del Servizio pubblico. Tale centralità rimane, nel tempo, strumento principe di garanzia di equità ed omogeneità, ma anche di argine contro nuove possibili spinte privatistiche e "concentrazionali".

E' questa un'occasione per scrivere, insieme, una bella pagina della nostra storia contemporanea, non perdiamola.

 

Contro la riapertura dei manicomi

Comunicato stampa

 

La proposta dell'On. Ciccioli di riforma della legge 180/78, approvata ieri in commissione Affari sociali e Sanità da una rinata accoppiata parlamentare PDL - Lega, reintroduce - nei fatti -  null'altro che pesanti segmenti di custodia neo-manicomiale. Perla tra le perle, all'articolo 5 del dispositivo si può leggere: " Il trattamento necessario extraospedaliero prolungato ha la durata di sei mesi..." e prolungato sino ad un anno! in barba a tutte le leggi vigenti, a partire dalla nostra Carta costituzionale.

Insomma tutte le significative e concrete esperienze di presa in carico del disagio sul territorio, diffuse in maniera capillare ormai in tantissime parti del Paese, promosse dal 1978 in poi, dai Servizi pubblici in collaborazione con il privato sociale e gomito a gomito con  Associazioni di familiari e utenti, Istituzioni locali, verrebbero sostituite da questa melassa rancida che sa tanto di revanscismo e di stato sanitario di polizia. La filosofia di controllo sociale si rileva in tutto l'impianto: ne è un esempio lampante l'art.4, dove nella pratica al comma 2 si riesumano - all'interno dei DEA- nientemeno che le vecchie Osservazioni dei defunti, e mai rimpianti, Ospedali Psichiatrici.

Sono i fatti, le ricerche scientifiche, le attestazioni di gruppi e commissioni di studio - anche internazionali - che danno ragione ai tanti che, come Psichiatria Democratica (PD), si battono da anni perchè i dettami della riforma psichiatrica possano sempre più trovare piena applicazione nelle Unità territoriali, oggi falcidiate nelle risorse essenziali, da indiscriminati tagli della spesa.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: ritorno all'ospedalizzazione, tendenza crescente alla medicalizzazione e alla burocratizzazione e riduzione progressiva di spazi per un nuovo protagonismo degli utenti senza alcuna progettualità per il riscatto attraverso il lavoro e l'abitare.

PD che continua, senza sosta, il proprio impegno affinchè gli Ospedali  Psichiatrici Giudiziari,  possano essere superati "presto e bene" attraverso l'attuazione di programmi individualizzati per ciascuna persona ristretta, chiama a raccolta gli operatori della Salute mentale, il mondo politico democratico, dell'informazione e della cultura, le forze sindacali ed il mondo dell'associazionismo e del volontariato a rispondere a muso duro ai tentativi di riportare indietro il Paese intero di decenni, agli anni bui della custodia, in nome della sicurezza e della normalizzazione.

 

18, maggio, 2012

 

Tutte le iniziative che verranno intraprese come le comunicazioni su questo blitz, saranno tempestivamente pubblicate sul sito di Psichiatria Democratica.

 

Riaprire i Manicomi in Italia!

Giovedì 17 maggio 2012, nella Commissione Affari Sociali e Sanità della Camera dei Deputati, PDL e Lega Nord, votano per fare riaprire i Manicomi in Italia.

Psichiatria Democratica (PD) si opporrà senza risparmiarsi in tutte le sedi, a qualsivoglia tentativo di riportare l'intero Paese agli anni bui della segregazione e dell'oblio manicomiale.

Questo funesto abbraccio PDL-Lega su di un tema così delicato è, per PD, rivolto non solo contro le persone in diffficoltà, le loro famiglie e gli operatori ma contro l'intero Paese. L'Italia infatti dall'approvazione della legge 180 nel 1978 ad oggi, ha scritto a chiare letttere  che curare non potrà mai significare rinchiudere come accadeva in passato e che la Salute Mentale di comunità, così come si è delineata negli anni con risultati più che lusinghieri, è l'unica strada da continuare a percorrere.

Si riportano le prime dichiarazione al voto dei Deputati MariaAntonietta Faina Coscioni, Margherita Miotto e della Senatrice Donatella Poretti.

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FATE PRESTO

 

LO STRISCIONE "FATE PRESTO" ANCHE A L'AQUILA, PALERMO E BARI
Dopo Napoli, S.Maria Capua Vetere e Nola, da oggi lo striscione è anche a L'Aquila. Il 16 maggio sarà collocato a Palermo e il 24 maggio a Bari.
 

Napoli, 11 maggio 2012

Il Governo ha dimenticato gli annunci di immediati interventi per affrontare le problematiche relative alla detenzione, mentre nelle carceri si continua a morire e a sopravvivere in condizioni vergognose. Se è giusto intervenire per migliorare lo stato della Giustizia in Italia, è assolutamente prioritario affrontare definitivamente l'illegalità quotidiana che si consuma nei nostri Istituti di Pena, così come aveva affermato il Ministro Severino, appena nominata.
Già dal 15 marzo u.s. nella sede della Camera Penale di Napoli, su iniziativa de "Il Carcere Possibile Onlus" sono collocati due striscioni di 5 metri con la scritta "FATE PRESTO" e l'indicazione della media delle morti in carcere: un decesso ogni 2 giorni, un suicidio ogni 5. Il 29 marzo u.s. anche la Camera Penale di S.M.Capua Vetere ha affisso lo striscione all'ingresso della sua sede nel Palazzo di Giustizia. Il 20 aprile  è stato collocato nel Palazzo di Giustizia di Nola dalla locale Camera penale. Da oggi lo striscione è anche a L'Aquila al Convegno organizzato dall'Unione Camere Penali Italiane e dalle Camere Penali di Sulmona e L'Aquila (programma sul sito dell'U.C.P.I.) Il prossimo 16 maggio analoga iniziativa - a cura della Delegazione di Palermo de "Il Carcere Possibile Onlus" - si terrà a Palermo, presso la Chiesa Santi Elena e Costantino, Piazza Vittoria, dalle ore 15,00.
Nell'occasione sarà tenuta una tavola rotonda  dal titolo "FATE PRESTO. MISURE URGENTI E INDIFFERIBILI PER LE CARCERI ITALIANE".Interverranno: 
Dott. ATTILIO CAPUTO, magistrato del Tribunale di Sorveglianza di Palermo; Dott.ssa MARINA PETRUZZELLA, Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Palermo;  avv. RICCARDO POLIDORO, avvocato, presidente de "Il Carcere Possibile Onlus", avv. LINO BUSCEMI, Presidente dei difensori civici italiani; avv. CARMELO FRANCO, responsabile Unione Camere Penali Italiane - Osservatorio Carceri; 
modererà l' avv. FABIO CALDERONE, Responsabile Delegazione "IL CARCERE POSSIBILE ONLUS" di Palermo, con l'introduzione dell' avv. SILVANO BARTOLOMEI, membro Delegazione "IL CARCERE POSSIBILE ONLUS" di Palermo.
Saranno proiettate due video-inchieste girate all'interno degli istituti di pena.
È stata inoltrata al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati d Palermo richiesta di riconoscimento crediti formativi per la partecipazione all'incontro.

 

OPG - Giusy Gabriele Direttivo Nazionale di Psichiatria Democratica

 

Il 31 marzo, finalmente, dopo anni di battaglie civili delle associazioni e anche grazie ai recenti scandali suscitati dalle condizioni vergognose nelle quali vengono trattenuti i pazienti, chiuderanno gli ospedali psichiatrici giudiziari.

Già nel 1978 all'atto di promulgazione della legge 180 che sancì la chiusura dei manicomi molti, a partire da psichiatria democratica, sollevarono la contraddizione che in quella riforma non si facesse cenno ai manicomi giudiziari.

Ci sono voluti più di trent'anni di impegno e di dibattito per fare l'ulteriore passo.

Adesso, mentre festeggiamo per questa vittoria, dobbiamo, però, mantenere ferma l'attenzione e la vigilanza sulle scelte successive che verranno fatte in materia di assistenza a quei pazienti che hanno commesso reati.

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Ospedali Psichiatrici Giudiziari

 

Leggo Corrirere della sera che in un ordine del giorno parlamentare approvato ieri si auspica che, in assenza delle condizioni minime necessarie, la chiusura degli OPG possa slittare di sei mesi rispetto alla data prevista di febbraio 2013. Premesso che nessuno può pensare di attuare la chiusura in assenza dei presupposti minimi, dobbiamo chiederci perchè un anno prima della data prevista il Parlamento ponga il problema in questi termini  e non li accompagni con una forte sollecitazione al Governo affinchè assicuri le "condizioni necessarie".
E' certo che magistrati e medici e operatori faranno  tutto quanto è in loro potere per rendere effettiva la legge, ma viene da chiedersi se altrettanto impegno verrà assicurato nei fatti dal Governo e dagli enti locali competenti, ai quali compete la massima parte del lavoro necessario per consentire la chiusura degli OPG e l'adozione delle misure economiche, sociali e tecniche in grado di dare collocazione e assistenza alle persone che lasceranno quelle strutture.
E', questo, un terreno che richiede la piena collaborazione di tutte le istituzioni e di tutte le persone cui spetta fare si che il principio sacrosanto scritto nella legge in approvazione non venga travolto da ritardi, inefficienze, insensibilità.
 
Luigi Marini
Presidente di magistratura Democratica

Emergenza carceri

Ristretti Orizzonti - www.ristretti.org
Giustizia: è sempre emergenza carceri, altri due detenuti sono morti la notte di Capodanno.
 
Il Messaggero, 2 gennaio 2012
 
Si è allungato persino poco prima che scattasse il conto alla rovescia dell'anno nuovo, l'elenco dei morti nelle carceri italiane: solo il 31, due detenuti hanno perso la vita (uno si è suicidato).
Quasi nelle stesse ore in cui Napolitano, nel discorso di fine anno, parlava appunto dei
penitenziari italiani: "L'emergenza della condizione disumana delle carceri e dei carcerati - ha
detto - è uno dei limiti del nostro vivere civile". Alle Vallette di Torino si è tolto la vita un romeno di 37 anni, impiccandosi con un lenzuolo poche ore prima della mezzanotte. A Vigevano, in provincia di Pavia, ha tentato di ammazzarsi anche un altro detenuto, italiano, sempre di 37 anni.
Aveva cercato di ricavare un cappio dalle lenzuola ricevute in dotazione ma l'agente di turno si è accorto di quello che stava succedendo ed è intervenuto. Ancora da chiarire, invece, le cause della morte del detenuto di 34 anni trovato cadavere a Trani. La scoperta è stata fatta dagli agenti della penitenziaria nel corso del giro di ispezione. La procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di sconosciuti. Il 34enne Gregorio Durante, proveniente da Lecce, dice la madre Ornella, era peggiorato dopo l'ultimo periodo di isolamento diurno: "A Natale era su una sedia a rotelle, aveva gli occhi chiusi e ai polsi i segni delle corde con le quali veniva legato al letto". Di certo , quello di Trani, spiega Domenico Mastrulli del sindacato Osapp, è uno dei penitenziari più affollati d'Italia: "Ci sono 400 detenuti uomini e 39 donne contro una capienza regolamentare di 233 posti letto".
Un tentato suicidio, infine, nel carcere di Vasto, provincia di Chieti. Un tunisino di 25 anni si è tagliato il polso con una lametta da barba, ma è stato immediatamente soccorso. Il bilancio del 2011 si chiude dunque con numeri da allarme rosso. Sessantasei suicidi tra i detenuti, 183 morti per cause diverse, 1000 tentati suicidi, 430 agenti aggrediti e feriti, 5400 atti di autolesionismo grave e 5 secondini che si sono tolti la vita. "Si rischia il tracollo, governo e parlamento trovino con urgenza soluzioni politiche e amministrative per evitarlo", è l'appello del Sappe.
Effettivamente, tra qualche giorno, il 4, comincerà in commissione giustizia al senato l'iter del
pacchetto Severino sull'emergenza carceri che nell'arco del prossimo anno potrebbe far uscire dai penitenziari circa 3.300 detenuti, estendendo a 18 mesi, invece degli attuali 12, il periodo di fine pena che può essere scontato ai domiciliari per le condanne non gravi (la valutazione spetta comunque ai magistrati dì sorveglianza). Altri 16-18mila persone non dovrebbero più mettere piede in carcere a seguito del blocco del meccanismo delle "porte girevoli", a causa del quale entrano in cella per soli tre giorni al massimo detenuti che sono destinati al processo per direttissima. Con la nuova norma, questi ultimi passeranno l'attesa del processo nelle celle di sicurezza delle questure, dove i magistrati andranno per convalidare l'arresto, evitando i costi delle traduzioni.
I numeri dell'emergenza sovraffollamento, al momento, sono altissimi se si conta che i detenuti italiani sono in tutto 68.144 stipati in istituti che non potrebbero ospitarne più di 45.654. Per questo motivo il leader radicale Marco Pannella e il deputato pd Roberto Giachetti hanno passato la notte di Capodanno nel carcere di Regina Coeli, sostenendo la battaglia per l'amnistia. E sebbene il tema non sia all'ordine del giorno, almeno in questi termini, ieri il presidente del Senato Renato Schifani in una telefonata di auguri per il nuovo armo a Pannella, ha manifestato pieno apprezzamento per l'impegno suo e dei radicali sulla delicata vicenda dell'emergenza carceraria in Italia.
186 detenuti morti in un anno (Corriere della Sera)
 
Capodanno di lutto nelle prigioni italiane. A poche ore dalla mezzanotte, un romeno di 37 anni si è impiccato con un lenzuolo nella sua cella del carcere delle Vallette di Torino. In quello di Vigevano, un italiano, anche lui 37 anni, ha tentato di togliersi la vita nello stesso modo ed è stato salvato dall'agente di sorveglianza che se n'è accorto in tempo. A Vasto, un tunisino di 25 anni ha provato a suicidarsi tagliandosi le vene con una lametta da barba, ma è stato soccorso.
Nel penitenziario di Trani un detenuto è morto per cause da accertare. Secondo i familiari le sue condizioni non erano compatibili con la pena: soffriva per le conseguenze di un'encefalite. Si chiamava Gregorio Durante. Era di Nardò, provincia di Lecce, aveva 34 anni. I parenti sostengono che fosse stato messo in punizione tre giorni in isolamento diurno per aver simulato una malattia. "Me lo hanno ucciso", piange la madre Omelia. "Me lo hanno fatto morire in galera solo come un cane. Quando siamo andati a trovarlo per Natale era in sedia a rotelle, gli occhi chiusi e i polsi segnati dalle corde". In quell'istituto ci sono 439 reclusi per 233 posti letto regolamentari. Il 2011 si è chiuso con 66 suicidi e 186 morti, secondo i dati dell'associazione Ristretti Orizzonti. Proprio nel discorso di fine anno il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva definito "l'emergenza della situazione disumana" delle carceri "uno dei limiti del nostro vivere civile". Il principale sindacato delle forze di polizia penitenziaria, il Sappe, chiede "che la politica trovi con urgenza soluzioni". L'Osapp accusa: "Siamo sempre più soli".
Marco Pannella rivela che il presidente del Senato, Renato Schifani, gli ha espresso
apprezzamento per l'impegno dei Radicali sulle condizioni degli istituti di pena (68.144 detenuti Per 45.654 posti effettivi). Dopodomani la Commissione Giustizia del Senato comincerà l'esame del pacchetto emergenza carceri proposto dal ministro Paola Severino. Entro un anno 3.300 reclusi potrebbero uscire.

Chiudere gli OPG!

Ddl chiusura OPG

 

OPG. Marino (Pd): “Presentato Ddl per chiuderli entro marzo 2012”

Il testo è stato depositato in Senato. Per il presidente della Commissione d'inchiesta sul Ssn, "anche se in questa fase il punto centrale dell'emergenza per il Paese è evidentemente la questione economica, non possiamo rinunciare alle battaglie di civiltà".

 

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