Dopo 43 anni i tradimenti della legge Basaglia

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Dopo 43 anni i tradimenti della legge Basaglia

Mario Serrano

Quarantatre anni fa veniva approvata la legge 180. La legge arrivava dopo un ventennio di esperienze, le più famose a Trieste ed Arezzo. Qui si era fatto a meno del manicomio superando l’approccio tradizionalmente separato e senza speranza della Psichiatria, le sue modalità operative oggettivanti e violente. Quindi non solo deospedalizzazione ma anche trasformazione dell’Istituzione secondo il Paradigma dell’ultimo: partire dal fondo prendendo in carico i bisogni dei più fragili. Altroché abbandono.

Nel quindicennio successivo la legge venne sottoposta ad attacchi politici e a sabotaggi applicativi: la Toscana difese la 180 e si dotò di una legislazione che mirava a: integrazione sociosanitaria, cura nella comunità, dismissione degli OOPP, ricovero ospedaliero integrato.

Alcune USL operarono in coerenza, altre si limitarono a svolgere la routine ambulatoriale adottando le prassi apprese nelle Cliniche Universitarie (spesso ostili alla 180 e troppo impegnate in ricerche finanziate da Big Pharma, senza esperienza di ricerca e formazione nella riabilitazione psicosociale, settore decisivo per chi voglia curare le persone nelle comunità. L’operatività rimaneva centrata sul controllo farmacologico dei sintomi. Nei reparti era attiva la contenzione fisica.

Per gestire queste contraddizioni, fino al 2015, la Regione faceva due cose: elaborava Piani Sanitari avanzati ma pressava poco nella gestione degli obiettivi. Le dichiarazioni incoraggiavano gli “avanzati” nel loro duro lavoro quotidiano, la mancata gestione rassicurava gli “arretrati”.

Per esempio col Piano 2005/2007 la Toscana aveva affermato, prima in Italia, la necessità di eliminare le contenzioni. Non vennero però prodotti mai gli indicatori utili al monitoraggio e alla valutazione dell’obiettivo. Malgrado i suoi difetti questo approccio aveva anche i suoi pregi. Soprattutto quando gli obiettivi erano scelti bene e con un forte significato. Sta di fatto che nel giro di pochi anni 5 Dipartimenti su 11 avevano azzerato le contenzioni.

L’uso delle contenzioni accomunava servizi che presentavano alcuni tratti in comune. Tutti avevano: dimesso dal manicomio trasferendo i pazienti in altri contenitori istituzionali gestiti da altri; molti ricoverati in residenze a retta; moltissimi internamenti in OPG. Con qualche eccezione non si occupavano di inserimento lavorativo né di Appartamenti supportati. I Centri diurni erano di intrattenimento e per pochi utenti. Altrochè Paradigma dell’ultimo.

Dal 2015 ad oggi però la Toscana è così cambiata che la sua reputazione in Salute Mentale appare molto appannata a livello nazionale. Ha favorito circuiti privati lontani dalla 180, ha collocato le REMS in un vecchio OP, ha derubricato le contenzioni a questione da Gestione del Rischio Clinico. Risultato: dalle Linee Guida per evitare le contenzioni siamo passati alle Linee Guida su come farle. La AUSL Nord Ovest ha dichiarato che le contenzioni a Livorno nel 2020 sono state solo 14: solo? In che senso?

L’articolo è stato pubblicato su Repubblica Toscana del 13 Maggio 2021