Cesare Bondioli: perchè la SIP sbaglia di grosso sugli OPG.

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La posizione della Società Italiana  di Psichiatria (SIP)
non mi stupisce perché l'associazione degli psichiatri italiani non è stata
particolarmente presente in questi anni sul tema della chiusura degli opg:
bisogna considerare che il problema si è
posto fin dall'aprile 2008 con l'approvazione del DPCM che prevedeva il
"graduale superamento degli OPG" e la legge del febbraio 2012 è solo
l'ultimo atto di questo percorso. Nel frattempo ci sono state le ispezioni
della commissione sull'efficienza e l'efficacia del SSN presieduta dal Sen.
Marino, il suo filmato sconvolgente, le dichiarazioni sdegnate del
Presidente della Repubblica, ecc. senza che la SIP si esprimesse in maniera
così netta come nell'ultimo comunicato. E' vero che anche dopo l'emanazione
della Legge che fissa i termini tassativi per la chiusura degli opg ci sono
stati altri ritardi da parte degli organi ministeriali nell'emanazione degli
atti di attuazione della legge.

Il problema non è però nel chiedere, oggi
una proroga, ma nel chiedere, con forza, come hanno fatto in questi anni
varie associazioni, da Psichiatria Democratica a Stopopg alle associazioni
dei Familiari, il rispetto della legge e la chiusura degli opg. Senza questa
premessa fondamentale i richiami allarmistici a "gravi conseguenze" appaiono
puramente strumentali al mantenimento dello status quo e a una permanenza,
sine die, degli opg (purtroppo abbiamo l'esperienza negativa, in molte
realtà, dell'applicazione della 180 che si è trascinata per anni prima che
venisse posto un termine tassativo con sanzioni per le regioni
inadempienti). Anche il richiamo alle inadeguatezze dei dipartimenti di
salute mentale a farsi carico dei pazienti internati "veramente gravi" è
strumentale: chi lavora sul campo sa che tra i dimessi dagli opg in questi
anni e anche del tutto recentemente non ci sono solo autori di reati
bagatellarima anche persone gravemente malate e autori di gravi reati. La
preoccupazione non è considerare, in astratto gravità della malattia e del reato,
ma formulare per ciascun paziente da dimettere un programma
terapeutico- riabilitativo individualizzato, e sulla base di questo trovare o
creare, le risposte sul territorio. 
Solo questo lavoro che parte dai bisogni della persona e non dalla presenza
di strutture dove collocarla, il che riprodurrebbe in una certa misura una
logica emarginante e neo-istituzionale, può rispondere efficacemente ai
bisogni assistenziali dei pazienti e rispondere anche all'eventuale allarme
sociale. Solo una reale presa in carico da parte dei dipartimenti di salute
mentale può evitare l'abbandono e prevenire il temuto reiterarsi di reati.
Né d'altra parte, come ha mostrato il documentario girato dalla commissione
Marino, non si può non prendere atto che il vero abbandono dei pazienti si
realizza negli opg (così come era stato nel manicomio) ma su questo la SIP
non si esprime.
Quindi non bisogna richiedere proroghe per una situazione insostenibile da
tutti i punti di vista - umano, scientifico, sanitario, riabilitativo- ma
chiedere con forza il rispetto della legge.

Cesare Bondioli - responsabile Carceri e OPG Psichiatria Democratica