Stop agli Opg

Si è tenuta a Roma, oggi 21 novembre 2013, in piazza a Montecitorio, la manifestazione con Il cavallo azzurro di Franco Basaglia, per dire: ''Stop agli Opg''.

 

Roma 21 novembre - Manifestazione chiusura OPG 2

Roma 21 novembre Manifestazione chiusura OPG 3

Roma 21 novembre - Manifestazione chiusura OPG 2

Roma 21 novembre-Manifestazione chiusura OPG 1

Richiesta incontro in relazione alla chiusura dell’ Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo F.no.


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Chiusura OPG Montelupo


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Psichiatria Democratica contraria alla proroga della chiusura degli OPG.

Psichiatria Democratica

contraria alla proroga della

chiusura degli OPG.

 

Per quanto non ancora disponibile il testo completo del decreto ministeriale che proroga al 1° aprile 2014 la chiusura degli OPG , questo provvedimento non può che incontrare la contrarietà assoluta di Psichiatria  Democratica che da anni, e con proposte concrete, si batte per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Non possiamo condividere quanto si legge nella sintesi del comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n.73 del 21/03/2013 - “Viene prorogata al 1° aprile 2014 la chiusura degli Opg in attesa della realizzazione da parte delle Regioni delle strutture sanitarie sostitutive. Nel decreto si sollecitano le Regioni a prevedere interventi che comunque supportino l’adozione da parte dei magistrati di misure alternative all’internamento, potenziando i servizi di salute mentale sul territorio. Si prevede, in caso di inadempienza, un unico commissario per tutte le Regioni per le quali si rendono necessari gli interventi sostitutivi” – né ci rassicura l’affermazione del Ministro Balduzzi che (questa volta!) si procederà al commissariamento delle regioni inadempienti la scadenza.

Vogliamo ricordare al Ministro che le Regioni hanno avuto tutto il tempo per affrontare il tema della chiusura degli OPG che si è posto fin dal DPCM del 1.4.2008 (!) e che la “minaccia” di commissariamento, già prevista nella legge del 17.2.2012, non è stata un sufficiente deterrente per accelerare i processi di competenza né delle Regioni né degli uffici ministeriali che hanno colpevolmente ritardato di mesi l’emanazione del regolamento sulle strutture alternative all’opg, fornendo un comodo alibi all’inerzia regionale.

Non vi è quindi nessuna garanzia che la proroga non rappresenti, semplicemente, una dilazione e che alla sua scadenza non ci si ritrovi nelle stesse condizioni odierne.

Giova ricordare quanto successo per la chiusura degli ospedali psichiatrici dopo l’approvazione della legge 180/78: di proroga in proroga la data per l’effettiva chiusura è slittata fino al 1996 quando nella legge finanziaria – dopo pressioni continue di Psichiatria Democratica - furono stabilite sanzioni, in termini di trasferimento di risorse, per le Regioni inadempienti col risultato che la definitiva chiusura dei manicomi fu completata solo nel 1999.

Psichiatria Democratica chiede quindi che in sede di approvazione del decreto vengano introdotte analoghe sanzioni che prevedano, oltre al commissariamento, la penalizzazione delle regioni inadempienti con tagli al trasferimento dei fondi sanitari da parte dello Stato.

Nel frattempo devono essere dimessi, a cura dei Dipartimenti di Salute Mentale di competenza, tutti gli internati ancora in regime di proroga per i quali devono essere utilizzate, ove necessario, le strutture residenziali già esistenti (in Italia sono stati censiti oltre 18000 posti residenziali psichiatrici!) senza aspettare la creazione di nuove “strutture” che comporterebbero una neo-istituzionalizzazione degli attuali internati perpetuandone l’attuale emarginazione.

Solo in questo modo si eviterà che la chiusura degli OPG si traduca unicamente nel moltiplicarsi di strutture neo-manicomiali tra cui suddividere gli attuali internati, strutture che assorbiranno tutti i finanziamenti previsti dalla legge senza che rimangano risorse per formulare, per ciascuno di loro, un reale e credibile progetto terapeutico individuale. Purtroppo i segnali che provengono dalle Regioni nel loro complesso, quelle sedi di OPG e quelle che devono accogliere i loro internati attuali e quelli futuri, vanno nel senso di individuare strutture, spesso con un numero di posti letto addirittura superiore alle necessità attuali e con già ipotizzati accorpamenti di più moduli di 20 posti nella stessa sede. Si riprodurrà e moltiplicherà, in questo modo, su tutto il territorio nazionale il modello di Castiglione delle Stiviere (spesso richiamato dai commentatori) che, per quanto da sempre a gestione interamente sanitaria, rappresenta un modello manicomiale non solo contrario alla legge 180/78,  ma anche allo spirito e alla lettera della legge 9/12 che prevede una restituzione ai territori di competenza anche dei pazienti psichiatrici autori di reato.

Senza questa attenzione viene vanificato anche l’auspicio del Ministro alla Magistratura di Sorveglianza per l’adozione da parte dei magistrati di misure alternative all’internamento: essendo intervenuta la legge in regime di costanza legislativa, in attesa di auspicabili modifiche dei codici in tema di imputabilità e misura di sicurezza, l’unica vera urgenza regionale è l’individuazione della struttura in grado di accogliere gli eventuali invii da parte del magistrato dei soggetti per i quali non ritenga applicabile una misura alternativa e oggi destinati all’opg.

Manicomi criminali, rispettare la legge”

 Gli altri – 15 marzo 2013

 

In questi giorni nasceva nel 1924 Franco Basaglia (11 Marzo) e sono i giorni che la legge Severino indica come gli ultimi degli OPG, "antri dell'orrore". La Società Italiana di Psichiatria (S.I.P.), di cui “possono” far parte solo psichiatri, e Psichiatria Democratica, cui invece aderisce senza obbligo di titoli chi condivide non solo gli aspetti notarili dello statuto ma soprattutto quelli etico-culturali ("mantenere vivo e promuovere l'impegno contro l'emarginazione, l'esclusione, la segregazione e lo stigma in tutte le sue forme contro qualunque persona siano dirette, per il superamento delle istituzioni totali, pubbliche e private, civili e giudiziarie"), sono in allarme. I due allarmi accostano, uno strano ossimoro, argomentazioni opposte. La SIP, “più realista del re” (deja vù dei dubbi post180, appena nata già inapplicabile!), chiede una proroga. Non ci vuol molto a immaginare cosa avrebbe detto (Ti sè mona!) Franco Basaglia. Per Emilio Lupo e Cesare Bondioli, segretario nazionale e responsabile Carceri e OPG di Psichiatria Democratica, di cui Franco fu fondatore, i motivi di allarme sono altri: la proroga sarebbe “puramente strumentale al mantenimento dello status quo e a un sine die degli OPG. La situazione è insostenibile da tutti i punti di vista, umano, scientifico, sanitario, riabilitativo. No proroga dunque ma piuttosto il rispetto della legge. Solo una reale presa in carico da parte dei Dipartimenti di salute mentale può evitare l'abbandono e prevenire il temuto reiterarsi di reati”. Nessun avventurismo (siamo stati più volte con i colleghi psichiatri a protestare per la desertificazione di risorse dei servizi per chi sta anche molto male) ma le ispezioni della commissione Marino, le tante dichiarazioni di  Napolitano o lo sconvolgente filmato trasmesso più volte, dalla Rai a Youtube, che ha commosso e indignato, "bruciano" troppo. Basaglia, “il liberatore, il medico che chiuse le case dei matti” come titolava tempo fa Maurizio Chierici su Il Fatto Quotidiano, che “si era sfilato il camice, segno di autorità che ancora oggi intimorisce chi ha una gamba rotta, immaginiamo gli esclusi inchiodati nei letti di contenzione", sarebbe con noi.

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Sequestro

 

E' stato sequestrato un reparto dell'Opg di Montelupo fiorentino e l'intero OPG di Barcellona Pozzo di Gotto.

La decisione è stata presa da parte della Commissione d'inchiesta sul servizio sanitario nazionale, presieduta dal Sen. Ignazio Marino.

Le Agenzie di stampa hanno battuto la notizia che con l'ausilio dei Carabinieri, si è provveduto nella giornata di oggi 19 dicembre 2012, al sequestro del reparto denominato "Pesa" dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario (OPG) di Montelupo fiorentino in Toscana, dell'OPG di Barcellona Pozzo di Gotto in Sicilia, nonchè di alcuni containers  a L'Aquila. Nella struttura di Montelupo i pazienti interessati al provvedimento sono in numero di  15, e dovranno essere trasferiti entro sette giorni, mentre i 205 utenti ristretti nella struttura siciliana, dovranno essere ospitati altrove in quanto l'intero OPG dovrà essere chiuso entro i 30 giorni.

Il Presidente Marino ha dichiarato che si  tratta di provvedimenti gravosi di cui la Commissione si assume la responsabilità, in quanto nonostante i miglioramenti notati nei due Opg il diritto alla salute non è garantito.

Opg Montelupo. In attesa della chiusura...

 

COMUNICATO STAMPA

 

Opg Montelupo. In attesa della chiusura...

Stamani, 23 novembre 2012, la senatrice dei Radicali Donatella Poretti e il dr. Cesare Bondioli, Responsabile carceri e opg di Psichiatria Democratica,hanno effettuato una visita all'Opg di Montelupo Fiorentino.

Nelle more della chiusura di queste strutture -che per legge e' prevista per il prossimo marzo- abbiamo potuto constatare che finalmente dopo un anno dalla fine dei lavori, e dopo una serie di problemi burocratici e pratici la consegna all'uso dei locali e' stata data lo scorso 13 settembre, ora le nuove celle sono agibili e occupate dagli internati.

Stamani erano presenti 105 internati (15 piano terra -Pesa-, 46 al primo piano e 44 al secondo.

Il primo e secondo piano sono cosi' tornati alla loro origine per meta' vecchie (del 2007) e per meta' nuove (primo piano aperto il 30 ottobre e il secondo sabato scorso).

Le nuove celle (con soffitti a cassettone e simil cotto al pavimento) e i nuovi spazi comuni sono una buona notizia e una realta' dignitosa contro il degrado della parte più vecchia che se al piano terra ha infiltrazioni di acqua e muffa, anche nei piani a salire mostra tutta la necessita' di interventi di ripulitura.

Purtroppo la carenza dei fondi per il mantenimento e la gestione ordinaria e' alla base di una sporcizia e del conseguente degrado delle celle vecchie, ma gia' inizia ad apparire anche in quelle nuove. Le pulizie sono (non) fatte dagli internati...Va inoltre sottolineato che gli arredi sono rimasti quelli recuperati dalle vecchie celle e sono totalmente inadeguati e in pessime condizioni, il che aggrava il senso di degrado complessivo della struttura che nemmeno il recente restauro riesce a nascondere.

Una sala colloqui nuova e' pronta dall'estate ma senza l'autorizzazione delle opere pubbliche non puo' aprire, e altre problematiche minori si sono rilevate, ma la contraddizione del luogo di detenzione per persone che hanno bisogno di cure sanitarie e' sempre più evidente.

La struttura ormai ha assunto sempre più l'aspetto di un carcere a media sicurezza, dagli spazi esterni per l'aria ai blindati delle celle e dei sistemi di vigilanza. Una struttura in attesa di essere svuotata dagli internati che devono per lo più essere riassorbiti nei progetti dei loro territori con comunita' o altre nuove strutture che la legge sta individuando.

Da quanto sottolineato dagli operatori sanitari, in particolare, si è colto il disagio per la mancanza di iniziative concrete per la dimissione degli internati il 25% circa dei quali si trova in regime di proroga della misura di sicurezza (in qualche caso la proroga è stata rinnovata ripetutamente, anche per 23 volte!); in particolare il regime di proroga è particolarmente grave tra gli internati provenienti dalla Sardegna (11 proroghe su 28 internati) ma anche per le altre Regioni del bacino: per la Toscana (7 su 45), per la Liguria (7 su 20) e l’Umbria (2 su 7 internati di cui uno con 23 proroghe).

Occorre quindi che i programmi di dimissione ricevano un nuovo impulso e che le Regioni competenti, attraverso i loro Dipartimenti di Salute Mentale, formulino i progetti terapeutico-riabilitativi in favore dei loro internati con date certe per la loro realizzazione.

Occorre altresì che le Regioni, che hanno richiesto il finanziamento per la realizzazione delle strutture sanitarie alternative all’opg, tanto più ora che è stato emanato il Regolamento con le loro caratteristiche strutturali, passino alla realizzazione delle strutture per cui hanno richiesto il finanziamento.

Il rischio che, in assenza di un effettivo governo della fase di transizione, gli opg rimangano in funzione in attesa di una proroga (da tutti oramai data per scontata) dei termini per la loro chiusura  va scongiurato e che ci si accontenti delle piccole migliorie senza dare seguito alla riforma.

Ad un migliaio di internati in tutta Italia sono negati ancora oggi il diritto alla salute e alla dignita' umana. Un problema numericamente piccolo, che ha la legge e i fondi economici per la sua soluzione, e a cui va "solo" data applicazione.

Anxanum per PierMatteo

La maglietta della squadra di calcio che, a Lanciano, in Abruzzo, partecipa al torneo di calcetto a 5 Anxanum per PierMatteo, in memoria del giovane deceduto per un male incurabile.

Video

La doppia pena degli internati nei vecchi manicomi criminali

Per le donne «inquiete» c’era addirittura un reparto apposito. Ma non è solo storia La strada è ancora lunga per chiudere il capitolo dei lager

ROMA. CHI NON HA PROVATO UN VERO SGOMENTO RIVEDENDO LE DRAMMATICHE SEQUENZE DEL DOCUMENTARIO PRESA DIRETTA SUGLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI», realizzato per conto della Commissione Marino? I volti segnati dalla sofferenza. Le vite spezzate, i letti di contenzione. Il degrado. Scene da girone infernale, ma drammaticamente vere, vissute ancora oggi da un migliaio di «pazienti».

Per molti di loro la colpa sta tutta in un paradosso: l’essere stati considerati «non imputabili» dalla giustizia perché «incapaci di intendere e volere» al momento in cui hanno compiuto qualche reato.

È stato così quasi vent’anni fa per un allora giovane che a Catania ha rapinato un bar con una mano in tasca, simulando di avere una pistola. Bottino magro: seimila lire. Pene lievissime per i complici. Lui sta ancora scontando la sua pena nel manicomio criminale di Barcellona Pozzo di Gotto, prorogata di sei mesi in sei mesi per «pericolosità sociale». Né cure, né recupero sociale per lui. Quanti articoli della Costituzione sono stati stracciati in nome di un’astratta sicurezza sociale? «Non mi merito questo» urlava alle telecamere.

È grazie al lavoro di denuncia della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema sanitario, presieduta dal senatore Ignazio Marino e a quel filmato se l’opinione pubblica ha iniziato a capire, che la tenace battaglia civile, culturale e politica condotta da Psichiatria Democratica e da tante altre realtà ha trovato maggiore ascolto.

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Articolo sugli OPG

Speciale de «IL GIORNALISTA», organo quindicinale della Scuola di Giornalismo dell'Università di Salerno, curato da Emanuela De Vita, Carmen Galzerano e Imma Solimeno, " DIETRO LE SBARRE DELLA FOLLIA" sugli OPG.

 

Vedi

Quale futuro per gli OPG?

 

di Nicola Graziano – Magistrato *

 

Le mie impronte digitali

prese in manicomio

hanno perseguitato le mie mani

come un rantolo che salisse la vena della vita,

quelle impronte digitali dannate

sono state registrate nel cielo

e vibrano insieme

ahimè

alle stelle dell'Orsa maggiore

(Alda Merini)

 

Il 14 febbraio 2012 con 385 sì, 105 no e 26 astenuti l'Assemblea di Montecitorio ha licenziato definitivamente il decreto legge del Governo sul sovraffollamento delle carceri. Il provvedimento, incredibilmente battezzato salva – carceri (!?!) (così si legge testualmente sul sito ufficiale del Ministero della Giustizia) è ora legge dello Stato.

Tra le norme di cui esso si compone la mia attenzione si concentra su quella che reca disposizioni per il definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, laddove si stabilisce che il termine per il completamento del processo di superamento degli OPG è fissato al 1° febbraio 2013.

Si prevedono alcuni requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi, anche con riguardo ai profili di sicurezza, relativi alle strutture destinate ad accogliere le persone cui sono applicate le misure di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e dell'assegnazione a casa di cura e custodia che sono: a) la esclusiva gestione sanitaria delle strutture stesse, b) la previsione di una attività perimetrale di sicurezza e vigilanza esterna delle stesse nonché c) la destinazione delle strutture a soggetti provenienti dalle regioni di ubicazione delle stesse.

Si prevede, inoltre, che le persone che hanno cessato di essere socialmente pericolose devono essere senza indugio dimesse e prese in carico, sul territorio, dai Dipartimenti di salute mentale.

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Finalmente chiudono le prigioni dell'orrore,"Gli Altri" 24 febbraio 2012 pag. 20

 

di Gigi Attenasio

 “Svuotano pure i manicomi criminali, a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Il governo fa scappare i pazzi” rigurgita in prima pagina “la Padania”: è la “civiltà” dei Borghezio, del dito medio alzato, del rutto e della scoreggia libera, degli “extra” travestiti da leprotti per il tiro a segno dei “civilissimi” cacciatori del Nordest! A parte l’ironia (per Nietzsche spesso vicina alla tragedia), entro il 31 Marzo 2013 verranno chiusi gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG): è una importante notizia e Psichiatria Democratica come tale la registra in attesa del Regolamento attuativo che detti tempi e modi del processo di dismissione. Ci sentiamo parte di questa vittoria di civiltà per il sostegno alla Commissione Inchiesta del Senato di Ignazio Marino, cui ancora una volta plaudiamo per il lavoro svolto, e per le migliaia di firme da noi raccolte in pochi mesi contro quei tremendi luoghi di afflizione.

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OPG: Ora comincia il lungo processo di deistituzionalizzazione.

 

Per Psichiatria Democratica (PD), l'Associazione fondata da Franco Basaglia e che in questi  anni si è battuta per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, il momento attuale è assai delicato in quanto occorre definire bene i percorsi politico/amministrativi necessari per governare, in maniera adeguata, l'intero processo.

Per i Dirigenti Nazionali di Psichiatria Democratica, Cesare Bondioli,  Emilio Lupo e Luigi Attenasio guai ad abbassare la guardia e a dare per scontati i passaggi che porteranno le persone dagli OPG al territorio.

Gli esponenti di PD, anche a nome dell'intera Associazione, infatti, non si stancano di ripetere che tenere alta la guardia dovrà, nei fatti, garantire quanto segue:

1) La titolarietà dei  progetti - beninteso personalizzati -  resta appannaggio del Servizio Sanitario Nazionale che la espleterà in tutte le forme che riterrà opportune, avvalendosi dei suoi Dipartimenti diSalute Mentale e delle loro articolazioni funzionali. La centralità del Servizio pubblico è, per Psichiatria Democratica, garanzia da un lato di attiva partecipazione di tutti gli attori in campo (Utenti,familiari,operatori, Enti, volontariato, cooperazione sociale etc.) e, dall'altro, di contrasto a tutte le forme di privato mercantile che potrebbero essere interessate alla gestione nelle singole realtà regionali;

2) La definizione del finanziamento, in maniera da garantire un budget adeguato ai diversi bisogni (casa, progetto lavorativo etc.) e che sia vincolato  in ragione dei suindicati progetti  per ciascun utente;

3) L'emanazione da parte del Governo di un Regolamento attuativo che - d'intesa con le Regioni e  garantendosi il coordinamento del Presidente Errani - indichi, dettagliatamente, modi, tempi e risorse,umane ed economiche, da impegnare nel complesso processo di dismissione in grado di sostenere, concretamente, i sempre più asfittici Dipartimenti di Salute Mentale ( insieme alla costituzione di equipes di dismissioni, a tempo);

4) Che si affronti, contestualmente, sia il tema della pericolosità sociale da infermità mentale -della quale PD chiede l'abolizione - come l'istituto della imputabilità-inimputabilità per infermità di mente da cui quello deriva.

Psichiatria Democratica da ultimo vuole ribadire che questo degli OPG, come ogni progetto di deistituzionalizzazione, non sarà un processo breve nè tantomeno esclusivamente legato alle normative ma che dovrà vivere, attraversare e cambiare culture e prassi . Che non ci sono nè scorciatoie nè esemplificazioni ma solo un duro, costante lavoro che, sul territorio, dovrà vedere ancora una volta impegnati ed uniti  quanti -a vario titolo - pongono al centro del loro fare/pensare i diritti di quanti non ce la fanno da soli.

 

Napoli -11 Febbraio 2012

 

Finalmente via gli Opg, ma il difficile viene ora

 

 

di  Maria Antonietta Farina Coscioni ( quotidiano EUROPA, 3  febbraio 2012)

La decisione non può, evidentemente, che rallegrare: entro, e non oltre, il 31 marzo del prossimo anno tutti gli Ospedali psichiatrici giudiziari in Italia saranno chiusi. I detenuti, 1500 persone circa, saranno trasferiti in centri, finalmente, adeguati alla cura delle patologie che li affliggono. Avrà così finalmente fine quello che il presidente della repubblica Napolitano ha definito «l’estremo orrore dei residui Opg, inconcepibile in qualsiasi paese appena civile».
Gli Opg sono un luogo di indicibile sofferenza. Nel corso delle mie visite ispettive sono venuta a conoscenza di una quantità di storie penose e atroci: un uomo di 58 anni, rinchiuso da otto nell’Opg di Aversa, che con un lenzuolo si impicca; aveva saputo che la sua pena era stata prorogata ancora una volta e che, nonostante da tempo fosse stato giudicato non più “socialmente pericoloso”, sarebbe rimasto rinchiuso lo stesso; un altro caso, quello di M., 30 anni: nel 2004 è arrestato per aver guidato contromano con il motorino. Finito in un Opg, di proroga in proroga sono passati sei anni.
La questione, insomma, non può essere risolta con un mero tratto di penna, non è sufficiente stabilire che quello che è stato non deve più essere, e pensare che il problema si risolva da sé. È vero: per troppo tempo gli Opg sono stati un territorio dimenticato in cui ogni dignità è annullata. Il parlamento ha fatto un importante passo verso la chiusura; ma ora?

 

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Anno nuovo, dramma vecchio

 

Intervenire subito nelle carceri italiane.

 

Anno nuovo, dramma vecchio. Dopo i 66 suicidi di detenuti registrati nel 2011 il nuovo anno si è aperto con due nuovi casi. La situazione delle carceri resta invivibile e neanche il “Piano  carceri” presentato dal neo ministro Severino sarà in grado di dare sollievo ad una situazione oramai diventata ingestibile con provvedimenti ordinari che non incideranno significativamente su un sovraffollamento da tutti ritenuto la principale causa del disagio dei detenuti di cui il suicido rappresenta l’espressione più inquietante e vero “evento sentinella” su cui riflettere (senza dimenticare gli 8 Agenti di Polizia Penitenziaria suicidatisi nel 2011, circa 100 negli ultimi dieci anni!).

Le cifre prodotte dal Ministero di Giustizia sono eloquenti: 66.897 detenuti, di cui 24174 stranieri, per 45.770 posti regolamentari; 27251 imputati e 38023 condannati definitivi. Tutti costretti a vivere la detenzione senza prospettive, senza alternative alla permanenza in celle sovraffollate giorno e notte (salvo le ore d’aria), con scarsissime attività riabilitative: solo 521 per es. hanno usufruito di lavoro all’esterno, mentre la stragrande maggioranza dei lavoratori è impiegata all’interno degli Istituti.

Solo interventi che rimettano il detenuto nel circuito dello scambio sociale hanno una reale valenza rieducativa e non si traducono in mero “intrattenimento”, fenomeno questo ben noto a chi ha attraversato le istituzioni psichiatriche ma che si riproduce in tutte le istituzioni totali; a questo riguardo ci ha molto colpito l’ultimo suicida del 2011: un giovane rumeno, in attesa di giudizio, per il quale giocare a rugby nella squadra dell'Istituto penitenziario poteva rappresentare certamente una attività ricreativa per contrastare la noia del vuoto delle giornate in carcere ma non una fonte di speranza per il futuro sufficiente a preservarlo da un gesto estremo.

Occorre quindi affrontare il problema con strumenti diversi da quelli usati o riattivare quelli già previsti dalla normativa ma, prima di tutto, occorre interrompere la deriva securitaria ( gli OPG contro i quali ci stiamo spendendo senza sosta sono l'altra faccia della medaglia) che ha grandemente contribuito a creare la situazione attuale: il carcere deve ritornare ad essere la risposta ultima ai fenomeni di devianza.

Senza affrontare questo nodo tutte le misure risulteranno dei palliativi: l’estensione a 18 mesi della soglia di pena detentiva, anche residua, per l’accesso alla detenzione presso il domicilio avrà ben poco peso nel migliorare il sovraffollamento. Lo testimoniano i dati del 2011 in cui hanno usufruito dei benefici della L.199/2010 4304 detenuti (ma meno di un terzo stranieri) ma nel frattempo i detenuti sono saliti a quasi 67000.

Occorre quindi ricorrere maggiormente all’utilizzo delle pene alternative (rimuovendo prioritariamente quelle norme, ex Cirielli, che ne impediscono l’applicazione) come l’affidamento in prova ai servizi sociali, l’affidamento dei tossicodipendenti a comunità di recupero, la semi-libertà, il ricorso alla detenzione domiciliare.Oltretutto questi istituti, la cui applicazione è scoraggiata dalla politica generale, hanno negli anni dimostrato di conseguire risultati estremamente positivi nella prevenzione della recidiva.

Psichiatria Democratica auspica - attraverso Cesare Bondioli ed Emilio Lupo, rispettivamente resp. Nazionale Carceri e OPG e Segretario Nazionale dell'Associazione - che anziché ricorrere a  provvedimenti tampone, che tali poi nemmeno sono, si avvii un ripensamento complessivo delle politiche carcerarie e invece di costruire nuovi carceri, si riducano le presenze negli attuali dando corso alle misure alternative alla detenzione in carcere già previste dall’ordinamento e utilizzando i fondi della Cassa Ammende per i loro fini istituzionali di finanziamento di attività trattamentali e rieducative e non solo per finanziare nuova (e sempre insufficiente) edilizia carceraria.

 

 

Napoli/Arezzo 11  Gennaio 2012

FATE PRESTO

 

IL BILANCIO DI UN ANNO TERRIBILE PER GLI ISTITUTI DI PENA ITALIANI. LE PROSPETTIVE. "FATE PRESTO"
Il 2011 ha visto aggravarsi una situazione che già nel precedente anno era stata definita, dalle stesse istituzioni , illegale e drammatica. Ma nulla è stato fatto.
 
http://www.ilcarcerepossibileonlus.it/images/no_pic.jpg

Napoli, 4 gennaio 2012_____________In un Paese civile quando il Consiglio dei Ministri dichiara uno stato di emergenza, l'intero apparato istituzionale si adopera per eliminarlo. Emergenza vuol dire pericolo, vuol dire urgenza, vuol dire corsie preferenziali per affrontare la catastrofe in atto. In Italia tutto ciò non avviene. Non a caso è la nazione che ha coniato il termine "emergenza dell'emergenza", come è avvenuto ad esempio per i rifiuti a Napoli. Problema vitale per una comunità che ancora oggi, dopo decenni, non trova soluzione. 
Come per la spazzatura, anche per i detenuti - da molti considerati "rifiuti" dell'umanità - nulla è stato fatto, nonostante nei primi mesi del 2010 il Consiglio dei Ministri abbia proclamato lo "stato di emergenza" nelle carceri italiane. Stato di emergenza prorogato per tutto il 2011 e, in questi giorni, esteso all'intero 2012. Politici che vedono cittadini morire, patire sofferenze ingiuste, perdere la dignità, ammalarsi, consumarsi e non ritengono d'intervenire, nonostante lo Stato sia direttamente responsabile della situazione in cui essi si trovano. Rifiuti appunto, perchè sono rifiutati. Eppure, solo la libertà può essere a loro tolta, mentre restano titolari di tutti gli altri diritti.
Nell'anno appena concluso sono stati 186 i morti negli Istituti di Pena, tra questi 66 i suicidi. Nel 2010 il numero dei suicidi è stato identico, mentre i morti sono stati 184. Nel 2012, sono già 2 i morti, uno di questi si è suicidato.
La media in questi ultimi due anni è di un morto ogni 2 giorni. Una vera e propria "morìa" che lascia indifferente l'opinione pubblica, nonostante sia chiaro a tutti che l'immane tragedia è dovuta essenzialmente alla costante violazione di legge perpetrata negli Istituti di Pena, con ritardi nei ricoveri anche urgenti, con condizioni igienco-sanitarie disastrose, con privazione dela mobilità essenziale, con il mancato rispetto delle elementari regole del vivere civile. 
Nel 2010,! nel pro clamare lo "stato di emergenza", l'allora Ministro della Giustizia disse che eravamo dinanzi ad una riforma "epocale" che avrebbe risolto finalmete l'emergenza-carcere. Da allora, pur rimanendo in carica per oltre un anno, il suo ministero si è occupato di altro, sopratutto di tentare la riforma - certamente meno "epocale" - di norme in materie non urgenti come le continue morti nelle carceri. Il 2011 ha visto  la nomina di un altro Ministro che, prendendo atto del dramma-carcere, ha promesso un intervento rapido, ma più rapida è stata la caduta del Governo.
Intanto, negli ultimi giorni del 2011, il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha emanato una circolare che vorrebbe attribuire ad ogni detenuto un codice, o meglio un colore: bianco, verde, giallo e rosso. Porte delle celle aperte per i codici bianchi, da valutare per i codici verde e giallo, chiuse per i rossi. L'atto, che per il Dipartimento mira ad innovare la gestione dei detenuti, in realtà non fa altro che ripetere le raccomandazioni che prima di ogni estate vengono date alle direzioni degli Istituti per evitare che il caldo possa essere un ulteriore elemento per spingere al suicidio o per aggravare patologie in corso. Ora come allora i Direttori delle carceri non potranno aderire alla circolare, perchè il sovraffollamento, la tipologia delle strutture e la mancanza di personale e di risorse non consente una disciplina diversa della detenzione. Le disposizioni del D.A.P. prevedono, inoltre,  modalità di accertamento nell'attribuzione dei codici e di conferma degli stessi alquanto complesse, del tutto irrealizzabili, come altre norme dell'Ordinamento Penitenziario che da oltre trent'anni non trovano attuazione.
Un 2011 quindi tragico, ancora più del 2010, quando si pensava di aver toccato il fondo.
Quali le prospettive ? Il nuovo Ministro appare molto motivato. Le sue dichiarazioni lasciano ben sperare, con la dovuta naturale diffidenza di chi alle buone intenzioni, che t! ali rest ano, è abituato. Depenalizzazione, abolizione di norme carcerogene, ricorso a misure alternative e a pene diverse dal carcere, sono strade da tempo indicate dall'Avvocatura e dalle Associazioni, che devono trovare un' immediata concreta applicazione.. Realizzando tali riforme, impegnando maggiori risorse economiche, si può pensare anche di emanare l'amnistia e l'indulto - istituti che rappresentano la resa dello Stato e la sua incapacità di governo - per poter tornare all'anno zero e coltivare finalmente quel sogno che è la rieducazione del condannato, principio costituzionale ormai da tempo abrogato. L'Italia tornerà ad essere un Paese civile, lasciando meno spazi alla criminalità organizzata, che, anche grazie all'emergenza carcere, riesce a trovare nuove risorse umane tra coloro che vedono lo Stato come un nemico.
Stia attento però  il Ministro a fare i conti con la situazione reale. L'avere , ad esempio, con il Decreto Legge in vigore dal 23 dicembre u.s., abbreviato i termini per l'arresto in flagranza e disposto che entro 48 ore debba essere celebrato il giudizio direttissimo, senza portare il detenuto in carcere, ma facendolo stazionare nelle celle di sicurezza del Corpo che ha provveduto all'arresto, e ove ciò non sia possibile è necessario un provvedimento motivato del Pubblico Ministero, non  risolve il problema del detenuto, perchè questi vivrà un trauma maggiore viste le condizioni in cui si trovano la maggior parte delle celle di sicurezza in Italia e la carenza di risorse della Polizia Giudiziaria per tale evenienza. Tale provvedimento, inoltre, ridurrà solo parzialmente gli ingressi in carcere, perchè è facile prevedere che assisteremo ad una sostanziale diminuzione dei giudizi direttissimi e a un aumento delle convalide. L'arrestato sarà portato in carcere per la convalida e non dinanzi al Giudice per il processo. 
Il Governo  c.d.dei Professori comprenderà che l'emergenza è urgenza ? Che troppo! tempo s i è atteso. Noi, come titolava un quotidiano napoletano, all'indomani del terremoto, diciamo  "FATE PRESTO".
Avv. Riccardo Polidoro
Presidente "Il Carcere Possibile Onlus"