Finalmente via gli Opg, ma il difficile viene ora

 

 

di  Maria Antonietta Farina Coscioni ( quotidiano EUROPA, 3  febbraio 2012)

La decisione non può, evidentemente, che rallegrare: entro, e non oltre, il 31 marzo del prossimo anno tutti gli Ospedali psichiatrici giudiziari in Italia saranno chiusi. I detenuti, 1500 persone circa, saranno trasferiti in centri, finalmente, adeguati alla cura delle patologie che li affliggono. Avrà così finalmente fine quello che il presidente della repubblica Napolitano ha definito «l’estremo orrore dei residui Opg, inconcepibile in qualsiasi paese appena civile».
Gli Opg sono un luogo di indicibile sofferenza. Nel corso delle mie visite ispettive sono venuta a conoscenza di una quantità di storie penose e atroci: un uomo di 58 anni, rinchiuso da otto nell’Opg di Aversa, che con un lenzuolo si impicca; aveva saputo che la sua pena era stata prorogata ancora una volta e che, nonostante da tempo fosse stato giudicato non più “socialmente pericoloso”, sarebbe rimasto rinchiuso lo stesso; un altro caso, quello di M., 30 anni: nel 2004 è arrestato per aver guidato contromano con il motorino. Finito in un Opg, di proroga in proroga sono passati sei anni.
La questione, insomma, non può essere risolta con un mero tratto di penna, non è sufficiente stabilire che quello che è stato non deve più essere, e pensare che il problema si risolva da sé. È vero: per troppo tempo gli Opg sono stati un territorio dimenticato in cui ogni dignità è annullata. Il parlamento ha fatto un importante passo verso la chiusura; ma ora?

 

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OPG: Ora comincia il lungo processo di deistituzionalizzazione.

 

Per Psichiatria Democratica (PD), l'Associazione fondata da Franco Basaglia e che in questi  anni si è battuta per il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, il momento attuale è assai delicato in quanto occorre definire bene i percorsi politico/amministrativi necessari per governare, in maniera adeguata, l'intero processo.

Per i Dirigenti Nazionali di Psichiatria Democratica, Cesare Bondioli,  Emilio Lupo e Luigi Attenasio guai ad abbassare la guardia e a dare per scontati i passaggi che porteranno le persone dagli OPG al territorio.

Gli esponenti di PD, anche a nome dell'intera Associazione, infatti, non si stancano di ripetere che tenere alta la guardia dovrà, nei fatti, garantire quanto segue:

1) La titolarietà dei  progetti - beninteso personalizzati -  resta appannaggio del Servizio Sanitario Nazionale che la espleterà in tutte le forme che riterrà opportune, avvalendosi dei suoi Dipartimenti diSalute Mentale e delle loro articolazioni funzionali. La centralità del Servizio pubblico è, per Psichiatria Democratica, garanzia da un lato di attiva partecipazione di tutti gli attori in campo (Utenti,familiari,operatori, Enti, volontariato, cooperazione sociale etc.) e, dall'altro, di contrasto a tutte le forme di privato mercantile che potrebbero essere interessate alla gestione nelle singole realtà regionali;

2) La definizione del finanziamento, in maniera da garantire un budget adeguato ai diversi bisogni (casa, progetto lavorativo etc.) e che sia vincolato  in ragione dei suindicati progetti  per ciascun utente;

3) L'emanazione da parte del Governo di un Regolamento attuativo che - d'intesa con le Regioni e  garantendosi il coordinamento del Presidente Errani - indichi, dettagliatamente, modi, tempi e risorse,umane ed economiche, da impegnare nel complesso processo di dismissione in grado di sostenere, concretamente, i sempre più asfittici Dipartimenti di Salute Mentale ( insieme alla costituzione di equipes di dismissioni, a tempo);

4) Che si affronti, contestualmente, sia il tema della pericolosità sociale da infermità mentale -della quale PD chiede l'abolizione - come l'istituto della imputabilità-inimputabilità per infermità di mente da cui quello deriva.

Psichiatria Democratica da ultimo vuole ribadire che questo degli OPG, come ogni progetto di deistituzionalizzazione, non sarà un processo breve nè tantomeno esclusivamente legato alle normative ma che dovrà vivere, attraversare e cambiare culture e prassi . Che non ci sono nè scorciatoie nè esemplificazioni ma solo un duro, costante lavoro che, sul territorio, dovrà vedere ancora una volta impegnati ed uniti  quanti -a vario titolo - pongono al centro del loro fare/pensare i diritti di quanti non ce la fanno da soli.

 

Napoli -11 Febbraio 2012

 

Finalmente chiudono le prigioni dell'orrore,"Gli Altri" 24 febbraio 2012 pag. 20

 

di Gigi Attenasio

 “Svuotano pure i manicomi criminali, a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Il governo fa scappare i pazzi” rigurgita in prima pagina “la Padania”: è la “civiltà” dei Borghezio, del dito medio alzato, del rutto e della scoreggia libera, degli “extra” travestiti da leprotti per il tiro a segno dei “civilissimi” cacciatori del Nordest! A parte l’ironia (per Nietzsche spesso vicina alla tragedia), entro il 31 Marzo 2013 verranno chiusi gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG): è una importante notizia e Psichiatria Democratica come tale la registra in attesa del Regolamento attuativo che detti tempi e modi del processo di dismissione. Ci sentiamo parte di questa vittoria di civiltà per il sostegno alla Commissione Inchiesta del Senato di Ignazio Marino, cui ancora una volta plaudiamo per il lavoro svolto, e per le migliaia di firme da noi raccolte in pochi mesi contro quei tremendi luoghi di afflizione.

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Stop alla campagna di sottoscrizione per chiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

 

Un grazie a quanti hanno sottoscritto il nostro appello per il superamento degli

Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG).

Psichiatria Democratica ringrazia quanti hanno firmato - nei luoghi di lavoro, nelle associazioni, nelle Università, nelle sedi sindacali, politiche, della carta stampa, etc. - l'appello per chiudere, presto e bene, quei tremendi luoghi di afflizione che sono gli  Ospedali Psichiatrici Giudiziari.

I militanti e i dirigenti della nostra Associazione, nel corso dei mesi, hanno avuto, così, modo di incontrare tante persone con le quali ci si è trattenuti a discutere e confrontarsi sia sulle condizioni degli OPG, sia sul come costruire un'alternativa territoriale di accoglienza rispettosa dei diritti dei singoli e in grado di promuovere programmi operativi di inclusione sociale.

Il grande consenso- oltre 3500 firme - raccolto intorno alla nostra articolata proposta, ci conforta molto perchè come abbiamo avuto modo, recentemente, di ribadire, oggi (dopo l'approvazione della legge9/2012) inizia un lungo e difficile processo di deistituzionalizzazione. Un processo, quello appena incominciato, dove non mancheranno le resistenze al cambiamento sia dentro che fuori gli OPG, nel quale bisognerà coinvolgere le Regioni, le ASL e tutte le loro articolazioni funzionali affinchè i luoghi di accoglienza, siano attraversati dalla vita e non diventino contenitori di sofferenza. Dove le risorse economiche ed umane siano adeguate ai bisogni delle persone in difficoltà e la magistratura sia sempre più parte attiva e propositiva nel sostenere programmi alternativi alla detenzione.

Da ultimo vogliamo ringraziare i primi firmatari del nostro appello che, come ricorderete, non sono addetti ai lavori ma persone impegnate come L. Ciotti e Alex Zanotelli, scrittori ed intellettuali (dal compianto V. Consolo a C. Stajano, E. Rea e E. De Luca, S. Staino, Piero Dorfles, Giorgio Manfredonia) artisti (C. Fracci, S. Sandrelli, C. Bisio, F. Gifuni, S. Cristicchi, A. Sandrelli, M. Costanzo) docenti universitari ( L. Zevi, F. Cassano, V. Silvestrini, N. Dalla Chiesa, A. Sainati ) giornalisti (C. Mineo, A. Bolzoni, S. Ruotolo) e tantissimi altri, ma anche il mondo dell'associazionismo, del volontariato e quello della politica, il cui sostegno ci ha dato carica e speranza nel raggiungimento dell'obiettivo.

Un grazie infine a tutti gli iscritti  e simpatizzanti di Psichiatria Democratica che in ogni dove e, spesso, tra mille difficoltà hanno consentito questo successo collettivo in nome del principio di condivisione e di partecipazione attiva nella costruzione di percorsi altri, dei diritti universali di libertà e giustizia così come la lezione di Franco Basaglia ogni giorno ci ricorda.

Quale futuro per gli OPG?

 

di Nicola Graziano – Magistrato *

 

Le mie impronte digitali

prese in manicomio

hanno perseguitato le mie mani

come un rantolo che salisse la vena della vita,

quelle impronte digitali dannate

sono state registrate nel cielo

e vibrano insieme

ahimè

alle stelle dell'Orsa maggiore

(Alda Merini)

 

Il 14 febbraio 2012 con 385 sì, 105 no e 26 astenuti l'Assemblea di Montecitorio ha licenziato definitivamente il decreto legge del Governo sul sovraffollamento delle carceri. Il provvedimento, incredibilmente battezzato salva – carceri (!?!) (così si legge testualmente sul sito ufficiale del Ministero della Giustizia) è ora legge dello Stato.

Tra le norme di cui esso si compone la mia attenzione si concentra su quella che reca disposizioni per il definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, laddove si stabilisce che il termine per il completamento del processo di superamento degli OPG è fissato al 1° febbraio 2013.

Si prevedono alcuni requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi, anche con riguardo ai profili di sicurezza, relativi alle strutture destinate ad accogliere le persone cui sono applicate le misure di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e dell'assegnazione a casa di cura e custodia che sono: a) la esclusiva gestione sanitaria delle strutture stesse, b) la previsione di una attività perimetrale di sicurezza e vigilanza esterna delle stesse nonché c) la destinazione delle strutture a soggetti provenienti dalle regioni di ubicazione delle stesse.

Si prevede, inoltre, che le persone che hanno cessato di essere socialmente pericolose devono essere senza indugio dimesse e prese in carico, sul territorio, dai Dipartimenti di salute mentale.

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Articolo sugli OPG

Speciale de «IL GIORNALISTA», organo quindicinale della Scuola di Giornalismo dell'Università di Salerno, curato da Emanuela De Vita, Carmen Galzerano e Imma Solimeno, " DIETRO LE SBARRE DELLA FOLLIA" sugli OPG.

 

Vedi

Lettera di Psichiatria Democratica a Susanna Camusso.

 

                                                                     Al Segretario Generale della CGIL

                                                                                            Susanna CAMUSSO

SEDE                          

 

Psichiatria Democratica apprezza assai l’impegno con cui tu difendi le ragioni del lavoro come il diritto su cui si fonda la nostra Repubblica. Il lavoro è un diritto di tutti e perciò stesso anche dei più deboli tra i cittadini che, altrimenti, per la controriforma del Governo, saranno i primi a perdere con l’emarginazione economica e sociale la propria capacità contrattuale. Saranno queste persone, difatti, a pagare, drammaticamente, la perdita di senso dei percorsi personali di inclusione sociale che, con sempre più difficoltà, peraltro, si compiono attraverso il sostegno degli operatori di Servizi di Salute Mentale e della Cooperazione sociale. I dirigenti ed i militanti di Psichiatria Democratica sanno che i livelli di giustizia sociale raggiunti vanno, continuamente, salvaguardati e che non si deve, mai, abbassare l’attenzione intorno ai bisogni di libertà e di diritti per le persone in difficoltà.

Psichiatria Democratica perciò condivide profondamente la battaglia della GCIL a difesa dell'articolo 18 e ribadisce l'impegno comune, per la costruzione di una società più libera, partecipata e rispettosa delle necessità di ciascuno.

          Dott. Emilio Lupo - Segretario Nazionale di Psichiatria Democratica

          Dott. Luigi Attenasio - Presidente Nazionale di Psichiatria Democratica

          Dott. Salvatore di Fede - Resp. Organizzazione di Psichiatria Democratica

 

Napoli, 23 marzo 2012

PROIEZIONE E CONFERENZA STAMPA ROBA DA MATTI


Vedilo a tutto schermo Invio

Nuova audizione di Psichiatria Democratica al Senato.

 

Nella giornata di martedì 3 aprile, una delegazione di Psichiatria Democratica (PD) composta dai dirigenti nazionali dell'Associazione ( Bondioli, Lupo, Attenasio, Interlandi e Morlicchio) è stataconvocata, per una audizione, in Senato "in merito alla recente riforma degli OPG, nonché ad eventuali proposte integrative o volte ad una migliore attuazione della nuova disciplina". Durante il lungo incontro, gli esponenti di Psichiatria Democratica hanno avuto modo di rappresentare le loro preoccupazioni per il permanere di condizioni ambientali assolutamente carenti, rilevate -di recente - durante lo svolgimento di visite in alcuni OPG, perla detenzione di persone ultraottantenni od in regime di proroga sine die; grave allarme ha suscitato anche il riferito trasferimento in blocco di pazienti dagli OPG verso strutture convenzionate.

Per Psichiatria Democratica- è stato sottolineato- chiudere presto e bene gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari significa:

1)Definire progetti individualizzati per ciascun ospite da parte degli operatori dei Dipartimenti di Salute Mentale, ribadendo che le ASL mantengono la titolarità in tutte le fasidel progetto, attraverso le loro articolazioni funzionali, ivi compresi i servizi geriatrici e quelli dell'handicap;

2) Che nella dimissione in strutture comunitarie queste siano di piccole dimensioni, con assistenza di personale in quantità confacenti alle esigenze degli ospiti e adeguatamente formato;

3)PD ha inoltre lamentato la mancata emanazione - da parte dei Ministeri competenti –  del Decreto sui requisiti strutturali,  tecnologi e organizzativi di cui al comma 2 dell'art 3-ter della Legge, auspicando che comunque vengano adottati criteri molto restrittivi soprattutto per le dimensioni delle strutture, anche al di sotto del limite previsto (20 p.l.), vietando l’accorpamento di più moduli nella stessa struttura, onde evitare nuove concentrazioni o aggiramenti dello spirito della legge;

4) L'emanazione di un Regolamento attuativo che governi il processo di dismissione ;
5) Un idoneo finanziamento teso allo sviluppo di pratiche di inclusione territoriale, relativamente all'abitare e alla possibilità di lavorare per gli utenti;

6 ) Che venga affrontato, al più presto, il tema della riforma dei codici in materia di imputabilità, pericolosità sociale e misure di sicurezza psichiatriche.

I Senatori che sono intervenuti nel dibattito che si è sviluppato successivamente agli interventi dei rappresentanti di PD -dal Presidente Marino ai SenatoriMascitelli, Poretti, Cosentino e Soliani - si sono detti molto d’accordo sulle articolate proposte avanzate dagli esponenti l'Associazione.  Si sono detti daccordo, anche sulla necessità della riforma dei codici che, peraltro, come hanno rimarcato, nonrientra nelle disponibilità della Commissione, ringraziandoli, altresì, perquanto riferito a seguito delle recenti visite negli Istituti . Infine hanno ribadito il loro interesse a mantenere aperto il canale dello scambio e del confronto permanente, indispensabile per il miglior esito di questo complesso percorso.

Chiusura degli OPG: non è un buon inizio. Allarme di Psichiatria Democratica.

 

Le notizie pubblicare dal Sole 24 Ore sulla bozza riservatache fisserebbe i “requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi” delle strutture destinate a sostituire gli attuali OPG in base alle Legge n.9 del 17.2.2012,  destano grande allarme e preoccupazione assai forte in Psichiatria Democratica (PD) per l’ipotesi di una  gestione privata – anche imprenditoriale! -  delle strutture, per le loro dimensioni come pure per alcune per interpretazioni sulla natura di queste strutture. Psichiatria Democratica , anche in questa occasione, ribadisce la propria contrarietà e opposizione netta , ferma e decisa a formulazioni che, se approvate, stravolgerebbero spirito e lettera della Legge.


Tutto l’impianto della legge attribuisce ai Dipartimenti di Salute Mentale un ruolo centrale nella gestione dei soggetti sottoposti a misura di sicurezza laddove stabilisce la “gestione sanitaria” delle strutture di accoglienza e che “le persone che hanno cessato di essere socialmente pericolose devono essere, senza indugio. dimesse e prese in carico, sul territorio, dai Dipartimenti di Salute Mentale”. E’ ovvio, considerato che in qualunque momento può essere richiesta la revoca anticipata della misura di sicurezza, che il ruolo dei DSM non si espleta unicamente verso quei soggetti che hanno scontato il periodo minimo di durata della misura di sicurezza o che già si trovano in regime di proroga. Il DSM è, nei fatti, responsabile del progetto terapeutico-riabilitativo per la dimissione di qualunque soggetto sottoposto a misura di sicurezza, è l’interlocutore istituzionale in ogni fase dell’iter del percorso giudiziario del soggetto autore di reato quindi tanto del giudice che della magistratura di sorveglianza. Appare quindi gravemente contraddittorio ed inaccettabile che la gestione delle strutture sanitarie destinate ad accogliere soggetti in misura di sicurezza possa essere affidata in toto, come sembra evincersi, ad un privato.

Cosa ben diversa è se la gestione delle strutture, per es. per gli aspetti alberghieri, sia affidata dal DSM titolare a terzi o che questi, forniscano, come già spesso avviene, personale per l’attuazione dei programmi formulati dai DSM:  questi aspetti vanno ben chiariti nel Regolamento anche per evitare che si crei il grave precedente, non previsto dalle nostre leggi, di strutture detentive, sia pure sui generis, gestite da privati.

Per Psichiatria Democratica, insomma, la centralità del Servizio pubblico resta il fulcro dell'intera legge: la titolarietà dei DSM è fondamentale e ineludibile in qualsivoglia progetto di presa in carico.  

Come pure deve essere ben ribadita, secondo PD, la “esclusiva gestione sanitaria all’interno delle strutture”: questo nulla ha a che vedere con l’applicazione del regolamento penitenziario quasi che questo fosse necessitato dalla misura di sicurezza. Già oggi la misura di sicurezza si può scontare in ambienti diversi dall’OPG, per es. agli arresti domiciliari anche presso strutture nelle quali ovviamente non si applica il regolamento penitenziario. Oltremodo peregrino è, pertanto, il richiamo al codice penale o a presunti automatismi regolamento penitenziario/ misura di sicurezza e speriamo che si tratti solo di unainfelicesintesi delle posizioni degli esperti ministeriali.

L’altro aspetto che suscita perplessità è quello delle dimensioni delle strutture: si parla di 20 – 30 posti. Gli “ulteriori requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi” sono da determinare con riferimento al DPR 14.1.1997 che fissa gli standard per le strutture residenziali psichiatriche indicando in 20 il numero massimo dei posti letto. Questo limite appare, per Psichiatria Democratica, già eccessivo, dovendo le strutture conservare il carattere delle civili abitazioni, quindi le ulteriori specificazioni dovrebbero determinare standard più ridotti e non il contrario. In questo senso Psichiatria Democratica si è espressa fin dall’inizio del dibattito sul superamento degli OPG, avendo avuto modo di ribadire questa nostra posizione anche nel corso della recente audizione presso la Commissione di Inchiesta sulla efficienza ed efficacia del SSN. Il 3 aprile, difatti, dove abbiamo anche denunciato, al Senato, allarmanti segnali (proprio nel senso delle modifiche annunciate) per l’attivismo registrato da parte di grandi strutture psichiatriche private per accogliere gli ex internati (ovviamente tutto questo non può avvenire senza il consenso dei DSM che ne porterebbero comunque la responsabilità): per questo abbiamo invitato la Commissione a vigilare sulle modalità di applicazione della legge. 

Se venissero approvate le modifiche annunciate si aprirebbe una deriva neo-manicomiale che certamente la legge non auspicava: d’altra parte l’allarme è giustificato perchè l’esperienza della gestione privatistica delle strutture psichiatriche, tanto nel passato che anche oggi, si è sempre tradotta in cronicizzazione e separatezza prevalendo gli interessi economici dei gestori su quelli di cura e riabilitazione del paziente.

Il Regolamento è determinante non solo per l’applicazione della Legge per determinare le caratteristiche delle nuove strutture e il destino dei soggetti che continueranno, per ora, ad esservi ospitati ma anche per favorire modifiche legislative future: come PD ha da sempre sostenuto queste strutture non saranno nuovi manicomi (mini – opg) e le persone ivi ricoverate pazienti e non internati, se avranno piccole dimensioni, una gestione affidata ai DSM trasparente e in cui gli aspetti sanitari, come impone la legge, siano i prevalenti. Strutture così organizzate contribuiranno a favorire quella modifica dei codici in materia di imputabilità e misura di sicurezza auspicata dall’ordine del giorno (Miotto e altri) approvato dal Parlamento insieme alla Legge oltre che da tante espressioni della società civile.

 

IL CARCERE POSSIBILE ONLUS

    

 IL CARCERE POSSIBILE ONLUS

CAMERA PENALE DI NAPOLI

 Mercoledi 18  APRILE 2012 ORE 12.30

sede della Camera Penale

Palazzo di Giustizia di Napoli

 

 

 

 

 

 

PRESENTAZIONE DELLO

SPORTELLO GIURIDICO

PRESSO L' O.P.G.  DI NAPOLI

un'iniziativa in collaborazione con

il Tribunale di Sorveglianza e

il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli

Introduzione:

AVV. FRANCESCO CAIA

 Presidente Ordine Avvocati  di Napoli

AVV. DOMENICO CIRUZZI 

Presidente Camera Penale di Napoli

DOTT. CARMINANTONIO ESPOSITO

Presidente Tribunale Sorveglianza di Napoli

AVV. RICCARDO POLIDORO

 Presidente "Il Carcere Possibile Onlus"

Relazione sull'attività dello sportello:

DOTT.SSA DARIA VECCHIONE

Magistrato di Sorveglianza

AVV. MASSIMO VETRANO

Vice-Presidente "Il Carcere Possibile Onlus"

 DOTT. STEFANO MARTONE

Direttore OPG Napoli-Secondigliano

 

 

Maria Antonietta Farina Coscioni a Venezia per la presentazione del libro "Matti in libertà"

 

Venerdì 20 aprile alle ore 17.30 a Venezia presso la Scoletta dei Calegheri - San Tomà (vicino chiesa dei Frari a 5 minuti da piazzale Roma), presentazione del libro di Maria Antonietta Farina Coscioni: Matti in libertà, un viaggio nei sei ospedali pschiatrici giudiziari italiani.


Ne discutono con l'autrice:

·                     Emilio Lupo - psichiatra segretario nazionale di psichiatria democratica

·                     Anna Maria Marin - avvocato camera penale veneziana

·                     Delia Murer - deputata componente XII commissione affari sociali

·                     Maria Teresa Menotto - associazione il granello di senape

·                     Franco Fois - associazione Luca Coscioni Venezia

 

 

Matti in libertà:

Dimenticati da tutti e costretti a vivere in strutture fatiscenti, circondati da agenti penitenziari, invece che da esperti medici e infermieri professionali. Ecco le disumane condizioni cui sono sottoposti gli internati degli Opg (Ospedali Psichiatrici Giudiziari), così come emergono dal viaggio inchiesta di Maria Antonietta Farina Coscioni. Le voci di chi in questo mondo ci vive, dai pazienti ai loro familiari, dai medici agli agenti di polizia penitenziaria. Gli accorati appelli di chi "non può essere aiutato perché il dolore lo porta dentro".
Il report di una realtà volutamente ignorata, impreziosito da sei vignette inedite di Sergio Staino.

 

Napoli sabato 14 Aprile 2012. Seminario I diritti ristretti

 

Il 14 aprile scorso si è svolto presso la Sala Martucci del Conservatorio musicale di  S.Pietro a Majella di Napoli, il Seminario di Psichiatria Democratica e Magistratura Democratica “I diritti ristretti – Dalla pericolosità sociale al diritto alla salute: chiusura degli OPG e promozione dei diritti costitituzionali”.Il seminario, che ha registrato l'attenta e propositiva presenza del sindaco di Napoli Luigi De Magistris e ha visto la partecipazione di oltre 200 persone, è stato introdotto dalle relazioni dei Emilio Lupo per Psichiatria Democratica e di Annalaura Alfano di Magistratura Democratica (in rappresentanza di Egle Pilla del dell’esecutivo nazionale di MD) che hanno sottolineato l’importanza della riflessione comune già iniziata nel marzo 2011 nel Convegno di Vico Equense e l’opportunità  di fare il punto e monitorare il processo di chiusura degli OPG dopo l’approvazione della legge 9/2012 (numerosi interventi hanno fornito i dati sullo stato attuale del processo di chiusura) oltre ad  approfondire gli aspetti psichiatrici e giuridici che possono portare alla modifica dei codici in materia di misure di sicurezza psichiatriche.Nelle loro relazioni Cesare Bondioli ed Ernesto Venturini hanno evidenziato l’incosistenza dei costrutti psichiatrici che sono a fondamento delle nozioni di incapacità di intendere e di volere e di pericolosità sociale cui, ancora oggi, fa riferimento la psichiatria forense che continua a riferirsi a concetti logori – veri pregiudizi - quali la pericolosità del paziente psichiatrico, la sua imprevedibilità, la sua irrimediabile cronicità, la sua totale incapacità di intendere e volere, la sua non imputabilità.Pur ritenendo che la prossima chiusura degli OPG costituisca un successo per tutti coloro che in questi anni hanno denunciato e lottato contro queste mostruosità, le due relazioni non hanno sottaciuto le ambiguità e i potenziali pericoli contenuti nelle nuove disposizioni che non consentono di abbassare la vigilanza sulla loro applicazione da parte delle singole Regioni. Dalle relazioni dei magistrati sono venute analisi e proposte sia per la gestione della fase attuale, per es. come ha suggerito la Dr.ssa Daria Vecchione, magistrato di sorveglianza presso il tribunale di Napoli, introducendo fin dalla fase di cognizione lo psichiatra del DSM il che faciliterebbe la formulazione di un più concreto progetto individualizzato, sia per una radicale modifica dei codici negli articoli (artt.88,89,203 c.p.) su imputabilità e misura di sicurezza come hanno proposto nei loro interventi  Il prof. Giuliano Balbi ed il Dott. Sergio Materia, che hanno approfondito gli aspetti giuridici che attualmente regolano l’applicazione delle misure di sicurezza interpretandoli alla luce della Costituzione e delle oramai numerose sentenze delle magistrature superiori, proponendo altresì anche dei possibili percorsi per giungere ad una loro modifica. Mentre il Dott. Giuseppe Ortano si è soffermato sulle condizioni in cui vivono le persone ristrette in carcere e su quanta c'è ancora da fare ancora in questa dura realtà L'incontro,protrattosi fino alle ore 14,00 ha visto gli interventi di molti rappresentanti delle Istituzioni e delle Associazioni scientifiche, sindacali e culturali impegnate sul delicato tema:dalla CGIL al Garante dei Diritti dei detenuti, all'Associazione Antigone, al rappresentante della Regione e il direttore dell'OPG.

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GRANDE PARTECIPAZIONE ALLA PRESENTAZIONE DEL VOLUME " DI QUEGLI AMORI FORTI E DISPERAT I "

 

GRANDE PARTECIPAZIONE ALLA PRESENTAZIONE DEL VOLUME

" DI QUEGLI AMORI FORTI E DISPERAT I "

Secondigliano. Storia di una Comunità, attraverso la fotografia

di Emilio Lupo

 

Sabato 28 aprile, il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, nel salone delle Conferenze dei SS. Cuori a Secondigliano, gremito all'inverosimile, ha presentato il volume di Emilio Lupo: " Di quegli amori forti e disperati" Secondigliano. Storia di una Comunità, attraverso la fotografia.

L'Autore attraverso l'ausilio di oltre cinquecento fotografie, in bianco e nero, suddivise in dodici capitoli (Emigrazione, sport,politica,matrimoni,famiglie e figli,prime comunioni,militari e guerre, uomini e donne, attività commerciali e produttive, scuola, le gite e le feste...) fa la storia di un quartiere di Napoli, appunto Secondigliano, che fino al 1925 era stato comune autonomo.

Attraverso volti di uomini, donne, bambini, gruppi piccoli e grandi e la descrizione di avvenimenti e cenni storici, dall'anno mille a seguire, Emilio Lupo, prova a tracciare una via di uscita collettiva dagli  stereotipi  che fanno di questa area a nord della città di Napoli, solo una realtà del malaffare e della sconfitta senza ritorno.

Non un com'eravamo - ha sottolineato Lupo - bensì un invito pressante ad alzare la testa, di ritornare in strada, ha aggiunto in sintonia con il Sindaco De Magistris, con quella stessa gente laboriosa e testarda, creativa e onesta che ha varcato mari e monti, che ha lavorato in silenzio, che ha saputo gioire e piangere come comunità. Che ha scritto pagine di partecipazione e di democrazia - anche nel recente passato - e che convinta che con le giovani generazioni, si possano scriverne nuove e più belle.

Un gioiellino anche dal punto di vista grafico che la gente ha accolto con piacere, ma anche come una speranza e un trampolino per il rilancio per una parte importante di Napoli.

La doppia pena degli internati nei vecchi manicomi criminali

Per le donne «inquiete» c’era addirittura un reparto apposito. Ma non è solo storia La strada è ancora lunga per chiudere il capitolo dei lager

ROMA. CHI NON HA PROVATO UN VERO SGOMENTO RIVEDENDO LE DRAMMATICHE SEQUENZE DEL DOCUMENTARIO PRESA DIRETTA SUGLI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI», realizzato per conto della Commissione Marino? I volti segnati dalla sofferenza. Le vite spezzate, i letti di contenzione. Il degrado. Scene da girone infernale, ma drammaticamente vere, vissute ancora oggi da un migliaio di «pazienti».

Per molti di loro la colpa sta tutta in un paradosso: l’essere stati considerati «non imputabili» dalla giustizia perché «incapaci di intendere e volere» al momento in cui hanno compiuto qualche reato.

È stato così quasi vent’anni fa per un allora giovane che a Catania ha rapinato un bar con una mano in tasca, simulando di avere una pistola. Bottino magro: seimila lire. Pene lievissime per i complici. Lui sta ancora scontando la sua pena nel manicomio criminale di Barcellona Pozzo di Gotto, prorogata di sei mesi in sei mesi per «pericolosità sociale». Né cure, né recupero sociale per lui. Quanti articoli della Costituzione sono stati stracciati in nome di un’astratta sicurezza sociale? «Non mi merito questo» urlava alle telecamere.

È grazie al lavoro di denuncia della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema sanitario, presieduta dal senatore Ignazio Marino e a quel filmato se l’opinione pubblica ha iniziato a capire, che la tenace battaglia civile, culturale e politica condotta da Psichiatria Democratica e da tante altre realtà ha trovato maggiore ascolto.

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DALLO SMANTELLAMENTO DELLE ISTITUZIONI TOTALI AL PROTAGONISMO DEGLI UTENTI: LA COOPERAZIONE SOCIALE PER LA SALUTE MENTALE

Utenti, familiari, operatori e associazioni a Roma per l’incontro
nazionale di Legacoopsociali

“Fermare il Ddl Ciccioli passato alla Camera e costruire una Rete tra
servizi pubblici, associazionismo e cooperative”


Roma, 23 maggio 2012  Oltre un centinaio i partecipanti, cooperative
sociali e associazioni degli utenti, dei familiari e degli operatori
(Airsam, Coordinamento Nazionale Utenti Salute Mentale, Psichiatria
Democratica, Unasam), hanno partecipato al seminario nazionale “Dallo
smantellamento delle istituzioni totali al protagonismo degli utenti: la
Cooperazione sociale per la Salute Mentale” organizzato da
Legacoopsociali sul futuro del settore e che si è tenuto ieri al Nuovo
Cinema Aquila. Il dibattito si è articolato sulle tante questioni legate
al reinserimento e all’inclusione dei sofferenti psichici: superamento
degli Opg, abitare, budgets di cura, doppie diagnosi, lavoro, esordi,
salute mentale come bene comune, salute mentale e dipendenze da
sostanze, salute mentale e nuove dipendenze, partendo dalla
presentazione delle buone pratiche che le cooperative sociali stanno
sviluppando su questi temi.

«Le politiche di Salute Mentale – ha affermato Gian Luigi Bettoli,
responsabile per il settore nella Presidenza di Legacoopsociali – non
sono un intervento rivolto a una pretesa “minoranza deviante” ma sono un
elemento fondativo del benessere generale della popolazione. A
dimostrarlo sono i dati: un quinto degli italiani incontra almeno una
volta nella vita problematiche di disagio psichico. Analogamente, per la
cooperazione sociale l’impegno e l’intervento sulla Salute Mentale sono
elemento fondativo dell’iniziativa delle cooperative sociali, sia sul
versante dell’inserimento lavorativo che dei servizi socio sanitari ed
educativi, sin dai tempi delle prime esperienze di deospedalizzazione
che portarono alla Legge 180 del 1978.”

“Non ci culliamo nel tentativo di riproporre i sacrifici, le battaglie e
i successi del passato” ha proseguito Bettoli. “Oggi, una nuova
generazione di cooperatori sociali sta prendendo in mano quel testimone,
con una visione che si rinnova ma non è meno ferma e netta nei suoi
riferimenti sostanziali: il superamento di ogni forma di
istituzionalizzazione reclusoria e contenitiva, la promozione di servizi
a base comunitaria operanti in rete nei territori e, in primo luogo, la
centralità e il protagonismo della persona concreta  soggetto del lavoro
di cura e del percorso di inclusione. Come cooperatori sociali,
riteniamo un fatto storico il sorgere finalmente, anche nel nostro
paese, di associazioni di utenti, che recentemente si sono riunite in un
loro Coordinamento nazionale.”

  “Per questo” ha sostenuto Paola Menetti, Presidente dell’Associazione,
“Legacoopsociali esprime pesanti riserve sul DdL Ciccioli approvato
dalla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati nei giorni
scorsi (che, all’indomani della chiusura degli Ospedali Psichiatrici
Giudiziari, ripropone la contenzione manicomiale sotto altre
definizioni) e si unisce  alle iniziative che chiedono sia fermato.”

“Il problema non è certo quello di avere ulteriori nuove leggi, ce ne
sono abbastanza per operare” ha ribadito Bettoli. “E’ la situazione
reale di incompleta applicazione della legge 180 e delle normative
attuative a preoccuparci. Parlare di applicazione a macchia di leopardo
appare francamente riduttivo. Bisogna avere il coraggio di dire con
forza che la legge 180 non è applicata nella globalità del territorio
nazionale, in "coerenza" frustrante con la mancanza di risorse, di una
rete diffusa di servizi di neuropsichiatria infantile e
dell'adolescenza, con la centralità tuttora inviolata delle strutture
ospedaliere e perfino con la permanenza di pratiche di contenimento, non
solo farmacologiche. Ci preoccupano le iniziative di progressivo
smantellamento dei Dipartimenti di Salute Mentale in diversi territori,
ed il crescente numero di servizi di territorio che vengono chiusi,
quasi sempre a beneficio di ben più costosi reinternamenti in strutture
sanitarie private.”

“I fatti” ha concluso Paola Menetti “confermano la nostra convinzione
che mettere al centro delle politiche per la Salute Mentale il lavoro di
rete, tra servizi pubblici, associazionismo e cooperazione sociale, tra
risposte specialistiche e lavoro di inclusione sociale, è non solo più
utile ed efficace per le persone, ma nel tempo anche più efficiente e
meno costoso. Chiediamo che questo orientamento sia pienamente assunto
nel percorso di definizione del nuovo Patto per la Salute.”