La promozione della salute mentale nella Comunità

Sintesi del gruppo di studio

A cura di Renato Piccione

 

 

 

  1. Due punti fermi: La Prevenzione secondo Franco Basaglia.

 

Nel 1979 Franco Basaglia affermava:

"Credo che una delle principali prevenzioni della follia e della malattia mentale sia la lotta contro la miseria.

Quando andiamo verso un quartiere povero la prima prevenzione della malattia mentale, lo ripeto, è la lotta contro la miseria del quartiere, che nello stato di degrado in cui vive, è fonte di malessere sociale e anche di follia".

F. Basaglia

Conferenze brasiliane

S.Paolo, 19 Giugno 1979

 

Franco Basaglia con decisione e fermezza, afferma che la miseria induce la sofferenza mentale e quindi prevenire la sofferenza mentale significa lottare per ridurre la miseria. La miseria a cui allude F. Basaglia è, certo in primo luogo quella materiale, ma anche quella spirituale ed esistenziale, cioè quelle condizioni di vita dove non c’è libertà, i bisogni sono disattesi e non c’è risposta ad una quota accettabile di desideri.

In termini attuali il contrasto alla miseria coincide con politiche sociali di comunità che permettono ai membri della stessa di condurre un’esistenza libera e dignitosa, senza che alcuni bisogni fondamentali (casa, lavoro, possibilità di costruire una famiglia, ecc.) siano disattesi.

Due sono gli obiettivi che definiscono una politica sociale di qualità.

Promuovere e tutelare l’esistenza dei soggetti deboli significa

 

"Quello che è essenziale in un’organizzazione sanitaria:

un lavoro di prevenzione, perché il futuro dell’organizzazione, ovunque nel mondo, non è la creazione di nuove strutture ospedaliere, ma di reti di servizi preventivi."

Franco Basaglia

Conferenze brasiliane

Belo Horizonte, 21 novembre 1979

 

In sostanza Basaglia afferma che il perno di un’organizzazione sanitaria è la costruzione di una rete di servizi preventivi. Indubbiamente il suo pensiero si riferiva a quel tempo, più di 20 anni fa, ed a quel contesto, il Brasile, dove l’assistenza psichiatrica si riduceva all’abbandono o all’internamento in grandi e degradati manicomi.

I servizi territoriali di oggi, e per l’Italia il D.S.M., sono indubbiamente un "superamento preventivo" delle inefficaci e violente pratiche manicomiali specie brasiliane. Ma il sistema di assistenza psichiatrica di oggi è realmente una rete di servizi preventivi? La risposta è no e per almeno tre ragioni.

La pratica dell’internamento è scomparsa solo in Italia, insieme al Vermont e al Saskatchewan, mentre tutti gli altri paesi, pur avendo ridotto i posti in O.P. ed aumentato le risposte territoriali, continuano ad internare i casi più gravi e difficili.

I servizi territoriali in tutto il mondo, compresi quelli italiani, continuano ad operare, sia pur in modo aggiornato e tecnicamente più raffinato con sistemi e metodologie di stampo squisitamente manicomiali; si vedano per l’Italia gli abbandoni decennali nelle strutture residenziali assistite nelle 24 ore, i C.S.M. ridotti ad ambulatori di psicoterapia e psicofarmacologia di attesa , i reparti ospedalieri dove i pazienti sono legati, ecc.

La terza ragione è proprio l’assenza di pratiche di prevenzione e promozione della salute mentale. I D.S.M. sono eccessivamente ed inefficacemente spostati sul versante trapeutico – riabilitativo. In assenza di pratiche preventive il sistema socio – sanitario, sostenuto dagli interessi della psichiatria privata (Cliniche e Residenze) continua a produrre cronicità che trova nel D.S.M. il terminale di approdo. Il D.S.M. inondato di cronicità da riabilitare, rischia di essere sommerso (il burn – out dei servizi) e non ha tempo e risorse per prevenire i disturbi e promuovere la salute mentale della comunità per la quale è competente.

In definitiva il D.S.M. è il "manicomio" di oggi, che deve essere superato in quella incessante ricerca del nuovo, che si materializzerà nell’istituzione inventata. Non è facile individuarne la natura e la configurazione definitiva, ma certamente l’incessante opera di deistituzionalizzazione del D.S.M. e l’introduzione di politiche di prevenzione dei disturbi e promozione della salute saranno due dimensioni irrinunciabili.

 

 

 

 

  1. Informazioni strategiche sulla salute mentale e futuro del D.S.M.

Per immaginare il futuro bisogna conoscere il presente e le sue criticità.

Le informazioni strategiche sulla salute mentale della comunità italiana potrebbero essere le seguenti:

E’ ipotizzabile che la salute mentale di una comunità dipenda prevalentemente:

  1. Patrimonio genetico del singolo individuo; a tale livello allo stato attuale non sono ipotizzabili interventi
  2. Condizioni ambientali in senso lato: economiche, sociali ed ecologiche.
  3. Comportamenti di vita, a loro volta influenzati.
  4. Dalla cultura (individuale e collettiva) in salute mentale della collettività.

Altre informazioni significative riguardano i servizi psichiatrici, cioè i D.S.M.. Sono le seguenti:

Se i dati e le considerazioni esposte sono vere, e non ci sono elementi, allo stato attuale, per pensare diversamente, è evidente che la prassi dipartimentale debba essere profondamente ripensata, quasi reinventata. La dimensione preventiva e di promozione della salute mentale appare, nel processo di ripensamento dei servizi, fortemente significativa e probabilmente irrinunciabile. In tale contesto tre condizioni appaiono pertinenti.

Inoltre , per quanto cresca la diffusione di riviste secondarie, di quelle riviste cioè che commentano gli studi di efficacia pratica di maggior rigore ed utilità par i "clinici", è obiettivamente difficilissimo diffondere tale cultura tra gli operatori di base, in assenza di sintesi accreditate di linee guida e protocolli, di facile fruizione ed utilizzazione.

In conclusione, pur augurandoci l’individuazione di molti interventi di sicura efficacia pratica e di adeguate "sintesi", realmente trasmissibili ed utilizzabili dagli operatori sul campo, ancora per molto tempo, e specie in psichiatria, la qualità di un programma d’intervento si baserà, su valutazioni di natura etica.

Finché sarà possibile internare persone in manicomio è impossibile soltanto "parlare" di prevenzione. L’Italia è dunque un’esperienza esemplare, che influenza le politiche di salute mentale di tutto il mondo.

Amministratori ed operatori italiani hanno dunque una responsabilità che trascende il nostro paese e sostiene con la sua esemplarità, la linea dell’attuale Dipartimento della Salute Mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, volto a promuovere, pur tenendo conto di contesti diversissimi, reali politiche di prevenzione e promozione della salute mentale in tutto il mondo.

 

 

  1. Le pratiche innovative di promozione della salute mentale.

Nel gruppo di lavoro cinque linee d’intervento, già parzialmente sperimentate, sono apparse particolarmente significative:

La forza delle associazioni dei familiari è una specificità italiana, che per altro ha dato i suoi frutti, ma ha sostenuto i propri interessi prevalenti: controllo dei comportamenti devianti, come bilanciamento della liberalizzazione voluta dalla 180 e riduzione del carico familiare. I pazienti non hanno avuto voce e la follia è stata troppo spesso ridotta a semplice malattia da curare, mentre alcuni motivi irrinunciabili come liberazione personale ed autonomia sono stati sottovalutati o perfino dimenticati.

Il sistema italiano di assistenza psichiatrica, se vuole svilupparsi equilibratamente ha bisogno di confrontarsi direttamente con i bisogni, le esigenze, i desideri ed i diritti dei pazienti, che devono essere in grado di esprimere con forza e credibilità il loro punto di vista, impadronendosi del potere derivabile dall’associazionismo.

Paradossalmente i pazienti hanno contato di più al tempo del concentrazionismo manicomiale, almeno nelle esperienze dirette in senso antistituzionale, dove ricoprivano ruoli di rilievo nelle assemblee di reparto e di ospedale. Il contributo dei pazienti al cambiamento della vita in manicomio è stato in alcuni casi decisivo e sempre significativo.

Durante gli anni ottanta, parallelamente allo svuotamento degli O.P. molti pazienti sono diventati soci delle cooperative sociali, dove però, tranne qualche eccezione, non hanno avuto un ruolo realmente significativo nei consigli di amministrazione. L'’ndispensabile equilibrio tra l'efficacia - efficienza della cooperativa ed una condizione lavorativa compatibile con la fragilità dei pazienti è stato prevalentemente mediato dagli operatori.

A metà degli anni novanta è stato tenuto un grande convegno a Roma promosso dalla Cooperativa "Franco Basaglia", dove realmente e per la prima volta i pazienti sono stati i veri ed indiscussi protagonisti. Il significato di quel convegno è stato enorme ed ancora oggi se ne colgono i frutti.

Qualche associazione di pazienti comincia a nascere (vedi ad esempio in Puglia, in Friuli, la Rondine a Roma, ecc.) ed in alcune consulte dipartimentali di salute mentale della Regione Lazio sono presenti alcune rappresentanze di pazienti. Ancora troppo poco. E’ soltanto l’inizio di un processo che si preannuncia però decisivo per la creazione di sistemi d’intervento in salute mentale più innovativi e rispettosi delle reali esigenze delle persone sofferenti.

Il D.S.M. potrà migliorare la qualità delle proprie prestazioni soltanto se sarà costretto a confrontarsi con il punto di vista dei pazienti.

L’associazionismo articolato in gruppi di auto – mutuo – aiuto è probabilmente una delle forme più significative di naturale evoluzione delle lotte antistituzionali degli anni sessanta e settanta; sicuramente antagonizza ogni tentativo di ridurre la follia a semplice malattia ed è il presupposto di ogni pratica di liberazione.

L’esperienza inglese dei gruppi di ascoltatori di voci, condotta da un ex psichiatrizzato, è stata citata come esemplare.

La scuola è il luogo di elezione per la costruzione di una solida ed efficace cultura della salute mentale. E’ il luogo dove insegnanti, familiari e studenti (per le scuole medie superiori), con l’aiuto ed il sostegno dei tecnici, possono costruire le condizioni per educare i giovani a divenire cittadini capaci di tutelare la propria salute psico fisica. Si noti che questo appare l’unico sistema per arginare una spesa sanitaria, che le nuove e sempre più costose tecnologie, renderanno insostenibili a breve termine, anche per i paesi a più alto livello di sviluppo.

Il luogo di lavoro insieme alla famiglia è il contesto dove si svolge la parte più significativa dell’esistenza di una persona. Spesso il lavoro è la principale fonte di realizzazione e gratificazione di un individuo; la perdita del lavoro produce incertezza economica, perdita dell’auto stima, impossibilità di proiettarsi nel futuro e spesso anche colpa.

Spesso oggi, i luoghi di lavoro, sono attraversati da fenomeni che mettono in discussione la salute mentale degli individui: mobling, bossing, stress da iper produttività voluta da un’interpretazione deteriore dell’aziendalismo. In Italia, recenti stime affermano che almeno un milione di lavoratori hanno seri problemi di salute mentale, in relazione alle loro condizioni di lavoro.

La legge 626 sulla prevenzione nei luoghi di lavoro, viene applicata quasi sempre, tenendo conto della salute fisica dei lavoratori, ma trascurando, cosa non meno importante, una valutazione psico – relazionale che tenga conto della qualità e tipologia dei compiti, dei rapporti gerarchici e del contesto relazionale. Indubbiamente, in molti casi, la condizione di sofferenza mentale dipende dalle condizioni di lavoro. Ed allora promuovere la salute mentale nei luoghi di lavoro diviene una necessità irrinunciabile.

E’ stata proposta come esemplare la vicenda dell’ILVA di Taranto. In tale contesto il bossing attuato dalla proprietà è arrivato ad istituire una "palazzina di confino" dove emarginare i dipendenti scomodi, ai quali non veniva permesso di svolgere più alcun lavoro. Molti di tali lavoratori, in breve tempo, divennero utenti del C.S.M. competente per territorio. E’ evidente che è più economico ed efficace lavorare perché non si creino "palazzine" che poi curare chi vi viene emarginato.