IL MATTINO Giovedì 2 Novembre 2000

IL 9, 10 E 11 CONGRESSO A VICO EQUENSE
Dall’utopia alla realtà: bilancio di 20 anni
Psichiatria democratica: ora occorre rafforzare la rete sociale

Oggi sul territorio lavorano trentamila operatori: abbiamo assistito a una gigantesca trasformazione dell’assistenza psichiatrica, sia per luoghi di intervento che per numero di addetti. Un bilancio? Negli ultimi tempi la presenza di Psichiatria democratica mi sembra quanto mai dinamica e visibile". Agostino Pirella, presidente onorario di Psichiatria democratica, tra i più stretti collaboratori di Franco Basaglia, sarà presente al congresso nazionale di Vico Equense fissato per il 9, 10 e 11 novembre. "Le pratiche oltre le parole", è il tema del congresso, che si tiene a vent’anni dalla morte del leader del movimento che oggi in Italia lavora su tutto il territorio nazionale per dare corpo a quella utopia poi diventata realtà, e non solo di legge. Salute mentale, soggetti collettivi e politiche di liberazione sono i filoni lungo i quali si snoderà il dibattito, che avrà per sede il castello Giusso di Vico Equense e vedrà la partecipazione non solo degli operatori psichiatrici ma di tanti "non addetti ai lavori". Dice Rocco Canosa, presidente nazionale di Psichiatria democratica: "Vogliamo sempre di più collegarci al mondo del volontariato, dei cittadini, dei gruppi organizzati. Restiamo contro ogni forma di esclusione, che è un nemico, purtroppo, ancora vivo e vegeto". Ed Emilio Lupo, il segretario nazionale: "La vera guarigione dal disagio mentale la si ottiene creando intorno al soggetto una fitta e animata rete di sostegno sociale. Proponiamo modelli di integrazione da costruire con i nuovi soggetti del cambiamento. Per integrazione intendiamo qualcosa di attivo, che tolga via i lacciuoli per far emergere e produrre salute mentale. Insomma, puntiamo a essere parte attiva del cambiamento, insieme agli altri attori". Migliaia oggi in Italia le esperienze che si sono sviluppate in tal senso. Commenta Pirella: "30mila operatori presenti sul territorio sono tanti, eppure - secondo il progetto Obiettivo del Governo - ne mancano ancora settemila. Il problema più grave resta la qualità degli interventi: le dimissioni dalle strutture di ospitalità sono ancora pochissime. Non c’è adeguato turn over. E chi si ammala resta ancora troppo confinato nell’istituzione".