La Formazione: che fare?

Sintesi del gruppo di studio

A cura di Vieri Marzi

Per costruire un programma per la formazione di Psichiatria Democratica è utile individuare i rischi di disinformazione (di deformazione) che incombono sui servizi per la salute mentale ( il rischio di non essere più tali proprio appena potevano cominciare ad esserlo…):

  1. l’insegnamento universitario all’insegna del riduttivismo biologistico e psicofarmacologico (in cui la triade bio-psico-sociale è solo un artificio retorico).
  2. la riduzione delle risorse sta logorando giorno dopo giorno i servizi territoriali. La mancanza di risorse (di personale, economiche, di strutture) restringe la possibilità di rispondere alle domande ed ai bisogni e costringe a dare risposte riduttive e perciò repressive ed inefficaci.
  3. la frammentazione degli interventi (cura, riabilitazione, ospedale, territorio, strutture, ambulatorio, visite domiciliari) e la separazione delle competenze (infermiere, ass. sociale, ed. professionale, psicologo, psichiatra), che determina la disgregazione sia della continuità terapeutica sia del gruppo come terapeuta. Si attuano processi che ricalcano la logica aziendale: logiche protese all’efficienza immediata, al risultato rendicontabile a fine anno (sia di una riabilitazione sia di un bilancio) e che non sanno (o meglio, per la loro stessa natura, non possono) investire per il futuro (almeno per il futuro della persona).
  4. la politica di separazione tra momento sanitario e momento sociale, che va avanti mascherata da protocolli per l’integrazione e dalla tecnologia dei distretti, e che educa ad una rottura della visione dell’interezza della persona: la separatezza dell’intervento sui vari aspetti del problema (ricomposti poi burocraticamente od ideologicamente) toglie al cittadino utente consapevolezza di sé e capacità di dare una propria risposta (lo rende cioè dipendente).
  5. il diffondersi tra gli operatori di una "cultura media" fatta di una professionalità indifferente, di fatto, ai contenuti (intercambiabili a seconda della scuola di formazione), ma attenta all’affermazione del proprio ruolo sia sul versante sociale che nei rapporti istituzionali; una professionalità occupata all’attuazione di procedure che dichiarando di voler stabilire dei confini, in realtà eleva steccati sia verso il paziente, sia verso l’essere-nel-sociale in generale. In collusione con gli altri aspetti negativi descritti, questa "cultura media degli operatori" determina abbandono dell’utenza più problematica e burocratizzazione dei rapporti all’interno dei servizi.

Lo scenario della formazione di P.D. non può essere altro che lo stesso Dipartimento di Salute Mentale nelle sue articolazioni (territorio, strutture, ospedale) e nei suoi collegamenti (finalizzati alla continuità terapeutica).

Il Centro di Salute Mentale aperto 24h su 24h ha dimostrato di essere lo strumento più efficace, proprio sotto l’aspetto della riproduzione dei contenuti dell’esperienza e della "formazione" di tutte le persone e le figure coinvolte nel processo di trasformazione.

La formazione di Psichiatria Democratica dovrà seguire, in via prioritaria, tre percorsi principali:

  1. la deistituzionalizzazione nella sua dimensione politica (la difesa radicale dei diritti ed il "paradigma dell’ultimo") epistemologica (la messa in discussione del paradigma razionalistico problema-soluzione) ed etica nel senso che la trasformazione di sé avviene attraverso la trasformazione dell’istituzione e la trasformazione dell’istituzione avviene attraverso la trasformazione di sé).
  2. la presa in carico che ha delle premesse organizzative (24 ore su 24, ambito territoriale, non selezione dell’utenza, continuità terapeutica), e delle premesse epistemologiche ed operative (rapporto fra il tempo della domanda e il tempo della risposta, consapevolezza della questione del potere e consapevolezza della contraddizione costantemente ritrovata tra qualunque definizione e la realtà della persona a cui si riferisce). La presa in carico è la deistituzionalizzazione della malattia per cogliere "l’esistenza/sofferenza della persona in rapporto con il suo corpo sociale". La presa in carico richiede un tipo di relazione che si basa sulla sospensione del giudizio e sul rapporto dialettico tra senso e non-senso.
  3. il gruppo terapeutico inteso non solo come terapia nel o del gruppo, ma come gruppo (degli operatori) come terapeuta. E’ la cura della situazione grave nel territorio alternativa alla istituzionalizzazione.

La formazione per una psichiatria democratica potrà essere esplicitata e sviluppata attraverso un collegamento costante tra i D.S.M., o tra gruppi di operatori, fino a costituire delle Scuole per la Salute Mentale gestite dai servizi.

Il nodo teorico da sciogliere per una formazione di P.D. e che ha costituito un ostacolo al coinvolgimento di operatori che non hanno vissuto la stagione antistituzionale negli O.P., è quello della riproduzione delle esperienze e della trasmissione delle conoscenze. La relazione con il paziente nella presa in carico è conoscenza personale e conoscenza della persona; le relazioni del gruppo degli operatori col paziente ed il suo contesto di vita (che sono metafora delle infinite relazioni che tessono la trama di ogni esistenza), sono la base del gruppo come terapeuta, dell’impresa sociale e dell’impresa nel sociale.

Si tratta cioè di esperienze che possono essere trasmesse solo per contiguità, per contatto diretto, per coinvolgimento personale. Ma non possono essere trasmesse come conoscenza: infatti la conoscenza è comunicabile in quanto tale, solo se è conoscenza di ciò che è "generale", sia pur declinato nella dimensione personale. Ma l’insieme dei diversi destini personali ci pongono la domanda (a cui oggi si può dare ascolto nel corso dell’impegno contro le forme molteplici di neo-istituzionalizzazione) del valore della follia: cioè di quali siano le ipotesi non per decodificarla e spiegarla ma per ascoltarla autenticamente.

A partire da queste solide basi (che possiamo considerare il nostro "aggiornamento") potranno essere presi rapporti con le sedi istituzionali di formazione. Si potranno così stipulare accordi non subalterni con le Cliniche Psichiatriche Universitarie (ed anche con gli Istituti di Psicologia Clinica) sia per gli aspetti formativi che per quelli assistenziali.

La finalità di questi accordi (convenzioni) è duplice:

  1. una Didattica: introdurre degli elementi innovativi nella formazione di studenti e specializzandi attraverso il coinvolgimento dell’Università nel territorio.
  2. una Teorica: "trasformare" le tecniche (dalla psicoterapia all’uso di farmaci) attraverso l’estensione del concetto di deistituzionalizzazione al di là del superamento dell’istituzione totale.