
La Formazione: che fare?
Sintesi del gruppo di studio
A cura di Vieri
Marzi
Per costruire un programma per la
formazione di Psichiatria Democratica è utile individuare i rischi di
disinformazione (di deformazione) che incombono sui servizi per la salute mentale
( il rischio di non essere più tali proprio appena potevano cominciare
ad esserlo…):
- l’insegnamento universitario all’insegna del riduttivismo
biologistico e psicofarmacologico (in cui la triade bio-psico-sociale è
solo un artificio retorico).
- la riduzione delle risorse sta logorando giorno
dopo giorno i servizi territoriali. La mancanza di risorse (di personale,
economiche, di strutture) restringe la possibilità di rispondere alle
domande ed ai bisogni e costringe a dare risposte riduttive e perciò
repressive ed inefficaci.
- la frammentazione degli interventi (cura, riabilitazione,
ospedale, territorio, strutture, ambulatorio, visite domiciliari) e la separazione
delle competenze (infermiere, ass. sociale, ed. professionale, psicologo,
psichiatra), che determina la disgregazione sia della continuità terapeutica
sia del gruppo come terapeuta. Si attuano processi che ricalcano la logica
aziendale: logiche protese all’efficienza immediata, al risultato rendicontabile
a fine anno (sia di una riabilitazione sia di un bilancio) e che non sanno
(o meglio, per la loro stessa natura, non possono) investire per il futuro
(almeno per il futuro della persona).
- la politica di separazione tra momento sanitario
e momento sociale, che va avanti mascherata da protocolli per l’integrazione
e dalla tecnologia dei distretti, e che educa ad una rottura della visione
dell’interezza della persona: la separatezza dell’intervento sui vari aspetti
del problema (ricomposti poi burocraticamente od ideologicamente) toglie al
cittadino utente consapevolezza di sé e capacità di dare una
propria risposta (lo rende cioè dipendente).
- il diffondersi tra gli operatori di una "cultura
media" fatta di una professionalità indifferente, di fatto, ai
contenuti (intercambiabili a seconda della scuola di formazione), ma attenta
all’affermazione del proprio ruolo sia sul versante sociale che nei rapporti
istituzionali; una professionalità occupata all’attuazione di procedure
che dichiarando di voler stabilire dei confini, in realtà eleva steccati
sia verso il paziente, sia verso l’essere-nel-sociale in generale. In collusione
con gli altri aspetti negativi descritti, questa "cultura media degli
operatori" determina abbandono dell’utenza più problematica e
burocratizzazione dei rapporti all’interno dei servizi.
Lo scenario della formazione di P.D.
non può essere altro che lo stesso Dipartimento di Salute Mentale nelle
sue articolazioni (territorio, strutture, ospedale) e nei suoi collegamenti
(finalizzati alla continuità terapeutica).
Il Centro di Salute Mentale aperto
24h su 24h ha dimostrato di essere lo strumento più efficace, proprio
sotto l’aspetto della riproduzione dei contenuti dell’esperienza e della "formazione"
di tutte le persone e le figure coinvolte nel processo di trasformazione.
La formazione di Psichiatria Democratica
dovrà seguire, in via prioritaria, tre percorsi principali:
- la deistituzionalizzazione nella sua dimensione
politica (la difesa radicale dei diritti ed il "paradigma dell’ultimo")
epistemologica (la messa in discussione del paradigma razionalistico problema-soluzione)
ed etica nel senso che la trasformazione di sé avviene attraverso la
trasformazione dell’istituzione e la trasformazione dell’istituzione avviene
attraverso la trasformazione di sé).
- la presa in carico che ha delle premesse organizzative
(24 ore su 24, ambito territoriale, non selezione dell’utenza, continuità
terapeutica), e delle premesse epistemologiche ed operative (rapporto fra
il tempo della domanda e il tempo della risposta, consapevolezza della questione
del potere e consapevolezza della contraddizione costantemente ritrovata tra
qualunque definizione e la realtà della persona a cui si riferisce).
La presa in carico è la deistituzionalizzazione della malattia per
cogliere "l’esistenza/sofferenza della persona in rapporto con il suo
corpo sociale". La presa in carico richiede un tipo di relazione che
si basa sulla sospensione del giudizio e sul rapporto dialettico tra senso
e non-senso.
- il gruppo terapeutico inteso non solo come terapia
nel o del gruppo, ma come gruppo (degli operatori) come terapeuta. E’ la cura
della situazione grave nel territorio alternativa alla istituzionalizzazione.
La formazione per una psichiatria
democratica potrà essere esplicitata e sviluppata attraverso un collegamento
costante tra i D.S.M., o tra gruppi di operatori, fino a costituire delle Scuole
per la Salute Mentale gestite dai servizi.
Il nodo teorico da sciogliere per
una formazione di P.D. e che ha costituito un ostacolo al coinvolgimento di
operatori che non hanno vissuto la stagione antistituzionale negli O.P., è
quello della riproduzione delle esperienze e della trasmissione delle conoscenze.
La relazione con il paziente nella presa in carico è conoscenza personale
e conoscenza della persona; le relazioni del gruppo degli operatori col paziente
ed il suo contesto di vita (che sono metafora delle infinite relazioni che tessono
la trama di ogni esistenza), sono la base del gruppo come terapeuta, dell’impresa
sociale e dell’impresa nel sociale.
Si tratta cioè di esperienze
che possono essere trasmesse solo per contiguità, per contatto diretto,
per coinvolgimento personale. Ma non possono essere trasmesse come conoscenza:
infatti la conoscenza è comunicabile in quanto tale, solo se è
conoscenza di ciò che è "generale", sia pur declinato
nella dimensione personale. Ma l’insieme dei diversi destini personali ci pongono
la domanda (a cui oggi si può dare ascolto nel corso dell’impegno contro
le forme molteplici di neo-istituzionalizzazione) del valore della follia: cioè
di quali siano le ipotesi non per decodificarla e spiegarla ma per ascoltarla
autenticamente.
A partire da queste solide basi (che
possiamo considerare il nostro "aggiornamento") potranno essere presi
rapporti con le sedi istituzionali di formazione. Si potranno così stipulare
accordi non subalterni con le Cliniche Psichiatriche Universitarie (ed anche
con gli Istituti di Psicologia Clinica) sia per gli aspetti formativi che per
quelli assistenziali.
La finalità di questi accordi
(convenzioni) è duplice:
- una Didattica: introdurre degli elementi innovativi
nella formazione di studenti e specializzandi attraverso il coinvolgimento
dell’Università nel territorio.
- una Teorica: "trasformare" le tecniche
(dalla psicoterapia all’uso di farmaci) attraverso l’estensione del concetto
di deistituzionalizzazione al di là del superamento dell’istituzione
totale.