IL DOPO-BASAGLIA
Il segretario Emilio Lupo:
«C’è rischio di involuzione
Va subito rilanciata una
strategia dell’accoglienza»
Spazio spazio io voglio tanto spazio/per dolcissima muovermi ferita/voglio
spazio per cantare crescere/errare e saltare il fosso/della divina sapienza
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INCHIESTA DI
ENZO CIACCIO
A casa di donna Concetta non entrava mai nessuno. Lei, 72 anni e la testa
nel pallone, faceva le barricate scacciando tutti a colpi di scopa. Tutti,
tranne i piccoli «volti-santi», che a decine - come Elfi voraci nel suo mondo
sfatato - ogni sera «andavano a trovarla», per un piatto di minestra calda.
«Riaccompagnarla nella realtà è stato difficile, ma ci siamo riusciti», racconta
Renato Donisi, psichiatra di frontiera alla «167» di Scampìa, periferia da
manicomio a nord di Napoli. «In ogni stanza - ricorda - c'erano piattini sempre
colmi di minestra fumante. La cena per gli Elfi, che dovevano nutrirsi. E
poi, immondizia. A cumuli. I condòmini telefonavano ai vigili del fuoco. Correte,
urlavano, qui non si respira. Donna Concetta era destinata alla casa di cura,
con tanto di retta (costosissima) pagata dal Comune. Sembrava senza scampo.
Invece...».
Invece gli operatori di Scampìa discussero a lungo con i condòmini, tennero
infuocate assemblee, li convinsero che sì, era possibile aiutare quella creatura
persa dietro ai suoi Elfi affamati. E «miracolo» fu: oggi donna Concetta vive
a casa sua, il dottor Donisi va a trovarla spesso. Il condominio le sorride.
E l'aiuta. Lei pure sorride. E si lascia aiutare. Ha chiesto di essere operata
agli occhi: vuole guardare bene in faccia questo strano mondo dei «normali»,
che ora finalmente sente amico. Per i piccoli Elfi resta un angolino, nel
luogo più remoto della casa, che è linda e pinta come un ricamo. E resta un
piatto, un piattino con dentro un pugno di minestra fumante. Tenera memoria
di un incubo assopito.
Oltre l’esclusione
Dice Emilio Lupo, segretario nazionale di Psichiatria democratica: «Bisogna
rilanciare le Città sociali. Voglio dire che oggi esistono risposte tipizzate,
considerate buone per i più svariati tipi di esigenze. È sbagliato. Il bambino
povero ha come risposta il convitto, l’anziano solo va in gerontocomio, il
matto ottiene un letto convenzionato. No, dalle pratiche quotidiane nasce
una diversa strategia di intervento: la città sociale, che accoglie e non
espelle. E allora anche i codici istituzionali debbono cambiare. Radicalmente».
Matera, Basilicata. Dipartimento di salute mentale. Rocco Canosa, presidente
di Psichiatria democratica, è il direttore. «Attenti: l'esclusione - dice
- non è ancora sconfitta. Anzi, spuntano fenomeni di nuova marginalità: immigrati,
bambini, anziani soli. E nuove forme di istituzionalizzazione: nelle comunità
terapeutiche, nelle case famiglia per minori, negli ospizi. È sempre lei,
la logica del manicomio, che si riproduce sotto nuove vesti».
- Il denominatore comune?
«La miseria».
- Il nemico da battere?
«È il pregiudizio».
- Cioè?
«In tanti ancora credono che i matti siano pericolosi».
- Qual è, a vent'anni dalla legge Basaglia, il compito di chi fa salute mentale?
«Consentire l'emancipazione dei soggetti socialmente deboli».
- In che modo?
«Attivando una fitta rete di attori, capaci di essere protagonisti del reinserimento
sociale».
- Il Governo che fa?
«Il ministro Bindi stabilì qualche anno fa che il 5 per cento del fondo sanitario
di ogni Regione fosse destinato alla psichiatria. E gli assessori accettarono».
- È sufficiente?
«In Inghilterra dirottano il 13 per cento».
- Come si vince il pregiudizio?
«Lavorando a costruire risposte vicine ai bisogni veri della gente».
- Più risorse vuol dire migliori servizi?
«Non sempre. Occorre voglia e capacità di coinvolgere tutti, dal volontariato
alle cooperative, specie quelle miste».
- C'è chi insiste: è utopia.
«A Torino, a Pordenone, a Trieste, ci sono coop che hanno inserito ex matti
e fatturano miliardi. Qui a Matera gli ex internati curano la ristorazione
nell'Oasi Wwf che sta sul lago Sangiuliano».
- Come funziona?
«Venga a vederla»
Altro che utopia
In Italia le coop di «tipo B», quelle che accolgono gli ex matti, sono triplicate
negli ultimi cinque anni.
Segno che qualcuno, in passato, ha boicottato la riforma. Ma anche testimonianza
che, una volta applicata, essa produce risultati a raffica, coinvolgendo anche
le Associazioni dei Familiari che per anni hanno esternato preoccupazioni
e allarme per la chiusura dei vecchi manicomi. Anche le case-famiglia e la
rete di strutture sul territorio, previste dalla legge Basaglia, hanno impiegato
un sacco di tempo per vedere la luce: prima del '90 erano solo il 19 per cento.
Dal '90 al '96 si salì al 29 per cento. Dal '97 ad oggi, in soli due anni,
se ne è realizzato il 50 per cento. Segno che, di recente, qualcuno ha boicottato
un po' di meno la riforma.
Agostino Pirella, presidente onorario di Psichiatria democratica, nome storico
nella battaglia ai manicomi, ragiona sereno sulle cifre.
Settemila in meno
E dice: «Oggi sono 30mila gli operatori psichiatrici sparsi sul territorio.
È in atto una gigantesca, positiva trasformazione nel campo della salute mentale,
che la segreteria e i dirigenti di Psichiatria democratica stanno interpretando
al meglio. Però, secondo le indicazioni del Governo, mancano ancora settemila
addetti. Liguria, Friuli e Sicilia ne hanno fin troppi; Toscana, Lazio e Campania
sono nella media. Ma in tante altre zone, al Nord come al Sud, la penuria
di strutture pubbliche si fa sentire, penalizzando soprattutto i più giovani
che, non trovando risposte adeguate, si cronicizzano nelle loro angosce».
- Che cosa non funziona?
«Il modulo organizzativo».
- Perchè?
«Perchè non sempre riesce a prevedere l'intervento 24 ore su 24».
- Eppure in Italia esiste una fitta rete di piccole strutture di accoglienza
«Sì. Ed è tutto merito di Psichiatria democratica».
- Quanti i posti-letto?
«17mila, tra case-famiglia ed altro. Con una media di 12 ospiti. Però non
sappiamo quante ancora siano le realtà semiclandestine e gli ospedali riciclati.
E poi...».
- E poi?
«La distribuzione sul territorio è disomogenea».
- Racconti.
«Lombardia, Liguria e Umbria ne sono ricche. In Abruzzo e in Campania la quota
è di 1,55 rispetto a ogni 200mila abitanti. È poco: la media nazionale è di
tre posti per la stessa quota di abitanti».
- Insomma: della legge Basaglia c'è ancora tanto da realizzare.
«Già. Un anno fa il 69 per cento delle strutture di accoglienza ha garantito
da 0 a 2 dimissioni. Cioè, nulla. Chi era ricoverato, ci è rimasto. E allora
il reinserimento, che fine fa?».
- Chi è il colpevole?
«Tanti. Anche l'Università, che continua a sfornare medici che in psichiatria
sposano il paradigma farmacologico invece di orientarsi sui programmi riabilitativi».
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*(tutti i versi citati nella pagina sono di Alda Merini)