"il manifesto" del 12 Novembre 2000
Il cammino alternativo Vico Equense, chiuso il congresso di Psichiatria democratica
ANNA PIZZO - VICO EQUENSE (Napoli)
Qual è la ragione per la quale dall'ultimo congresso nazionale di Psichiatria democratica ad oggi sono passati oltre cinque anni? Interruzione della corrente, diffuso individualismo che ha contagiato anche gli psichiatri democratici, il capolinea dopo un lungo viaggio, una doverosa pausa dopo tante battaglie? Domande alle quali se ne potrebbero aggiungere molte altre e che non differiscono da quelle sulle quali molte grandi e piccole aggregazioni, nate oltre un ventennio fa (l'anno di nascita di Pd è il 1973) si interrogano.
Ha assunto quindi una certa solennità e parecchia curiosità la tre giorni che, da giovedì pomeriggio a sabato, ha tenuto circa duecento persone asserragliate dentro il bellissimo castello Giusso a discutere de "Le pratiche oltre le parole: salute mentale, soggetti collettivi e politiche di liberazione".
Poteva ridursi a una specie di rimpatriata di ex alunni, invece è stato un confronto concreto che ha attraversato saperi, generazioni e pratiche differenti, grazie ad una buona regia, ma soprattutto all'urgenza di ritrovare sedi di riflessione non per riconoscersi, ma per incamminarsi altrove. Lo dice il segretario nazionale, Emilio Lupo: "Se non faremo avanzare l'idealità contenuta nelle pratiche alternative, rischieremo di trasformare la lezione delle antiutopie in permanenti e stagnanti utopie élitarie". Il percorso è dunque ampio e, allo stesso tempo, stretto e accidentato, perché mutate ma non meno agguerrite sono le nuove forme dell'esclusione e dell'internamento. Rocco Canosa, presidente di Pd, parla di un lungo lavoro, perché "se ieri abbiamo lottato contro il manicomio, oggi dobbiamo lottare per la dissoluzione della psichiatria intesa come apparato di strutture specifiche e tecnici specializzati". Il Congresso ha avuto anche alcuni affezionati ospiti: di Luigi Ciotti abbiamo in sintesi già detto. Ma suggestioni ricche le hanno fornite anche il segretario di Magistratura democratica, Vittorio Borraccetti e il vice presidente della commissione anti mafia della camera, Niki Vendola. Tema centrale, il grimaldello "sicurezza", buono per ogni politica repressiva: "La sicurezza - dice Borraccetti - viene da pratiche politiche di liberazione". Vendola parla "di contenzione diffusa" di un "progetto mega manicomiale delle destre" che consiste nell'"individuare luoghi separati in cui nascondere e contenere la diversità"; e non è clemente nemmeno verso "l'industria della salvezza" che fa da "discarica sociale", proprio come le aziende che creano i rifiuti e al tempo stesso il business che elimina i rifiuti. Infine, prendendo in prestito don Tonino Bello, propone una sintetica linea di condotta: "Non consolare gli afflitti, ma affliggere i consolatori". Pratiche vuol dire, più semplicemente, esperienze maturate stando con chi ha un problema di salute mentale.
Di racconti, storie, pezzi di vite ne sono sgorgati in quantità nel corso del lavoro dei sei gruppi, che hanno confrontato vecchi e nuovi luoghi dell'istituzionalizzazione e nuovi soggetti, in primo luogo quelli che, con una brutta parola, vengono chiamati "utenti" e che hanno deciso di calcare in prima persona la scena della loro salute mentale. Ce n'erano parecchi, ma pochi hanno parlato: segno di una delega ancora forte, sulla quale gli psichiatri a congresso avrebbero dovuto prestare maggiore attenzione. Un gruppo molto vivace ha discusso di infanzia e adolescenza e un altro della promozione della salute mentale nella comunità, cioè nelle città, nei quartieri, nelle famiglie, nei luoghi non deputati e però indispensabili per la restituzione delle identità trafugate. Una tavola rotonda sulle "pratiche di allenza e condivisione" e la presentazione del volume dei Fogli di informazione (la rivista di Pd) che compie trent'anni, insieme con l'annuncio della prossima apertura di un sito internet, hanno concluso il Congresso. Di lavoro da fare ce n'è molto, di nemici anche. Per Agostino Pirella "la crisi della psichiatria non si è sciolta, anzi sta recuperando la sua aggressività, che oggi si manifesta sotto la forma delle neuroscienze, accanto alle quali convivono ancora situazioni in cui si legano i pazienti o li si chiudono dentro nuovi contenitori. Sono ancora forti - dice - i rischi di una psichiatria che vuole il controllo. Lo dimostra l'enorme diffusione, nei paesi anglosassoni, di psicofarmaci ai bambini definiti affetti da 'sindrome di deficit di attenzione'.
Ebbene, negli Stati uniti sono 800 mila i bambini a cui si somministra il Ritalin se appena sono distratti o irrequieti. Quello della psichiatria sembra essere un paradigma infinito".