Martedì 14 novembre 2000

PSICHIATRIA
DEMOCRATICA
"E adesso
lanciamo
mille città sociali"
Superamento delle vecchie istituzioni, deistituzionalizzazione delle nuove articolazioni sul territorio, e critica degli atteggiamenti e degli stili di lavoro ancora presenti in taluni servizi, fondati sulla semplice attesa della domanda o sulla riproduzione di attività operative mutuate dalla logica privatista.
Sono alcuni dei temi posti nella Risoluzione finale adottata dai dirigenti di Psichiatria democratica al termine del Congresso svoltosi nei giorni scorsi a Vico Equense.
Nel documento, il presidente onorario Agostino Pirella, il presidente Rocco Canosa e il segretario Emilio Lupo, ribadiscono anche il pieno riconoscimento e la valorizzazione nelle pratiche quotidiane del protagonismo di utenti e familiari, la promozione delle reti naturali e formali, l’impegno concreto nella costruzione di reti solidali nel sociale allargato.
E poi la lotta contro
il pregiudizio,lo stigma e tutte le forme di discriminazione. "La lotta contro
il pregiudizio - recita il documento - impone il coinvolgimento e la collaborazione
degli operatori dell’informazione cui si richiede la consapevolezza dell’importanza
del loro ruolo anche in questo campo e la scelta di operare per favorire percorsi
di inclusione, rinunciando alla facile criminalizzazione e drammatizzazione
degli episodi che coinvolgono il mondo della diversità".
Ma sono anche altri e
importanti i pericoli che Psichiatria democratica denuncia. Un esempio? La "rigogliosa
ripresa, in una parte non marginale del mondo psichiatrico accademico e non,
del riduzionismo neo-biologista, sostenuto da una forma di ingenuo trionfalismo
farmacologico. Infine il giudizio negativo sull’attuale Governo e sul suo scarso
impegno nella realizzazione del Progetto salute mentale ’98-2000. In tale giudizio
negativo vengono accomunate anche molte delle Regioni italiane.
Ma la vera sintesi del Congresso sta forse nel concetto di "città sociale", che tutti i partecipanti - operatori della psichiatria, intellettuali, politici, sindacalisti, associazioni di utenti e familiari - intendono mettere a fuoco e lanciare. Si tratta di costruire una rete sociale articolata e diffusa sul territorio in grado di aiutare chi vive il disagio puntando alla sua riabilitazione e al reale renserimento nell’ambiente di provenienza. Città sociali. sarà il leit motiv cui Psichiatria democratica punterà nei prossimi mesi, insieme ad altre battaglie come la chiusura dei manicomi giudiziari e l’amministratore di sostegno.
